Il Presidente di Confindustria Emanuele Orsini esprime preoccupazione per la competitività europea e per la crescente concorrenza dei prodotti cinesi. Intervenuto al 41° convegno dei Giovani Imprenditori di Confindustria a Capri, dopo il suo ritorno da Bruxelles, ha criticato l’attenzione riservata dall’Europa alle questioni industriali ed energetiche: «Sono un europeista convinto, ma se vuoi bene dici le cose come stanno. Torno adesso da Bruxelles e se prima ero preoccupato, ora lo sono ancora di più».
Il Presidente di Confindustria ha richiamato il problema della competitività dei prodotti provenienti dalla Cina e le conseguenze per il mercato europeo: «Abbiamo parlato della preoccupazione per la Cina perché stiamo vedendo la competitività sleale di questi prodotti che stanno arrivando in Europa, e i saldi lo dimostrano». Orsini ha quindi criticato l’atteggiamento dei rappresentanti industriali degli altri Paesi europei: «Credo che ci sia una grande miopia e dobbiamo fare un grande lavoro. Non vedo così tanto attenti i nostri colleghi delle Confindustrie europee».
Energia
Tra le questioni sollevate dal numero uno degli industriali anche quella energetica, considerata centrale per il futuro della competitività dell’Unione: «Se non si pensa alla sovranità europea sull’energia abbiamo un problema», ha avvertito Orsini. Il Presidente di Confindustria ha poi richiamato il confronto con la Cina sul fronte della produzione energetica e delle emissioni: «La Cina ha 1.201 centrali a carbone, molte aperte anche nel 2025 e nel 2026. Ma siamo fessi?», ha aggiunto.
Emissioni e occupazione
Nel suo intervento Orsini ha messo in relazione il peso dell’Europa nelle emissioni globali con i risultati delle misure adottate e le conseguenze sull’occupazione: «Come Europa copriamo il 6% delle emissioni globali, ma con tutto quello che abbiamo fatto abbiamo spostato solo lo 0,1%, perdendo un milione di posti di lavoro nel 2025», ha sostenuto. Il Presidente di Confindustria ha infine citato le statistiche della Commissione europea, secondo le quali la perdita occupazionale salirebbe a due milioni di posti nel 2026.





