La protesta studentesca, che ieri ha coinvolto diverse città italiane con la partecipazione, in alcuni casi, anche di docenti, è arrivata al culmine dopo giorni segnati da un’ondata di occupazioni scolastiche. Da Milano a Napoli, passando per Torino, Genova, Bologna e Roma, migliaia di ragazzi sono scesi in piazza per contestare le politiche del governo in materia di istruzione e rivendicare maggiori risorse per la scuola. In diverse città, tuttavia, le manifestazioni sono state accompagnate da episodi di violenza e momenti di tensione.
Bombe carta e fumogeni davanti al Ministero
Migliaia di studenti hanno sfilato dal Colosseo al ministero dell’Istruzione e del Merito, in viale Trastevere. Secondo il bilancio della questura, la manifestazione è stata segnata da tensioni provocate da un gruppo di partecipanti a volto coperto, che ha lanciato bottiglie e bombe carta contro le forze dell’ordine e utilizzato estintori. Il corteo si è formato spontaneamente dopo una serie di concentramenti davanti a diversi istituti scolastici. I partecipanti, arrivati anche da altre province, si sono radunati nell’area del Colosseo per poi raggiungere la sede del ministero. Le forze di polizia hanno seguito gli spostamenti dei manifestanti, cercando di garantire lo svolgimento della protesta e la gestione dell’ordine pubblico. La giornata si è svolta in un contesto delicato per il centro della Capitale, dove erano in programma anche appuntamenti istituzionali e commemorativi, tra cui le iniziative dedicate alla memoria della deportazione nazista degli ebrei romani e un evento internazionale con la partecipazione dei presidenti dei Parlamenti europei e di altre alte cariche istituzionali. Durante il corteo sono state inoltre bruciate una bandiera degli Stati Uniti e una di Israele.
Lo slogan: soldi alle scuole, no alle guerre
Almeno duemila studenti delle scuole superiori hanno partecipato alla manifestazione nel capoluogo toscano. In testa al corteo uno striscione con la scritta «Soldi alle scuole, no alle guerre», mentre un altro messaggio sintetizzava le ragioni della protesta: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente». Tra i temi sollevati dai manifestanti ci sono i tagli alla scuola e il decreto del ministro Giuseppe Valditara sul tetto agli studenti stranieri nelle classi. «Qui nessuno è straniero», recitava uno degli slogan esposti durante la mobilitazione. Non sono mancati cori rivolti contro la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. La protesta si è svolta nella giornata dello sciopero globale per il clima promosso da Fridays for Future, dedicato alla lotta contro il riscaldamento globale, l’uso dei combustibili fossili e le politiche ambientali dei governi.
Torino, tafferugli in piazza Castello
Momenti di forte tensione anche a Torino, dove il corteo studentesco ha raggiunto piazza Castello. Qui alcune centinaia di manifestanti si sono staccati dal resto del gruppo, si sono coperti il volto e hanno lanciato sassi e torce di segnalazione verso le forze dell’ordine, gridando: «Questa è la Prefettura, quella che non ci voleva far arrivare qua in piazza». Le forze dell’ordine hanno risposto con gli idranti e alcuni lacrimogeni. Dalla piazza si è levato anche il coro «Tout le monde déteste la police». Il lancio di sassi e bottiglie di vetro è proseguito mentre gli agenti facevano arretrare i manifestanti, con momenti di contatto tra le due parti. Nel corso della mobilitazione, alcuni docenti hanno tentato di proteggere il corteo degli studenti.
Milano, occupato l’ex obitorio della Statale
A Milano il corteo si è concluso senza particolari tensioni, ma al termine della manifestazione i partecipanti hanno occupato l’ex obitorio di via Francesco Sforza, alle spalle dell’Università Statale. «Siamo in 5mila», hanno dichiarato gli studenti, rivendicando la partecipazione alla mobilitazione. L’edificio, attualmente vuoto, è di proprietà del Comune ed è stato concesso all’ateneo, che intende utilizzarlo come polo didattico.
Bologna, scuole chiuse
Momenti di tensione sono stati segnalati anche a Bologna, dove diversi istituti scolastici sono stati chiusi per impedire eventuali occupazioni. La città è stata interessata dalla mobilitazione nazionale che, dopo giorni di iniziative e proteste all’interno delle scuole, ha portato gli studenti in piazza.
Valditara: aggressione alle istituzioni e teppismo politico
Dura la reazione del ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, che ha condannato gli episodi avvenuti a Roma davanti alla sede del dicastero. «Questa non è espressione democratica del dissenso, né difesa della scuola, ma aggressione alle istituzioni e teppismo politico», ha dichiarato il ministro, riferendosi ai manifestanti che hanno lanciato petardi, fumogeni, lacrimogeni e bombe carta contro le forze di polizia e l’ingresso dell’edificio.
Genova, FdI: attacco alla democrazia
Sulle manifestazioni è intervenuta anche la delegazione ligure di Fratelli d’Italia, che in una nota ha espresso preoccupazione per gli episodi registrati a Genova e per le violenze verificatesi in altre città. «Sono preoccupanti le scene di violenza verbale che abbiamo visto a Genova e che si associano a quella fisica vista in altre città», hanno dichiarato i parlamentari liguri Matteo Rosso, Gianni Berrino, Mariagrazia Frijia e Roberto Traversi. Gli esponenti del partito hanno contestato anche l’esposizione di immagini di esponenti politici a testa in giù e alcuni slogan pronunciati durante le manifestazioni. «Sono un attacco alla democrazia e slogan come “uccidere un fascista non è un reato” ci riportano a un passato che vogliamo rimanga tale», si legge nella nota. Secondo i parlamentari, ci sarebbe chi alimenta la protesta per finalità elettorali e per importare in Italia tensioni già viste in Francia. Da qui l’appello alla responsabilità politica e civile e la richiesta di una condanna unanime degli episodi di violenza. La nota si conclude con un messaggio di solidarietà ai poliziotti rimasti feriti, alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al ministro Valditara, al generale Roberto Vannacci e alla segretaria del Partito democratico Elly Schlein, la cui immagine, secondo quanto riferito dagli esponenti di FdI, sarebbe stata imbrattata a Torino insieme a quelle della premier e del ministro Guido Crosetto.





