L’intesa raggiunta tra Cina e Unione Europea sul commercio delle auto ibride rischia di cambiare gli equilibri del mercato automobilistico continentale. Dopo anni di crescita accelerata, i produttori cinesi potrebbero trovarsi di fronte a nuovi limiti all’espansione delle vendite in Europa, proprio nel segmento che aveva consentito loro di aggirare le restrizioni introdotte sulle auto elettriche.
Dal 2024 Bruxelles applica dazi aggiuntivi ai veicoli elettrici prodotti in Cina. Per reagire a queste misure, molte case automobilistiche hanno concentrato la propria strategia sulle ibride plug-in, rimaste escluse dalle tariffe e apprezzate da una parte dei consumatori europei grazie alla maggiore autonomia e alla possibilità di ridurre la dipendenza dalle infrastrutture di ricarica ancora non uniformemente diffuse.
Nei primi sei mesi dell’anno le esportazioni cinesi di veicoli ibridi verso i 27 Paesi dell’Unione hanno raggiunto il valore di 7,5 miliardi di dollari, contro i 2,5 miliardi registrati nello stesso periodo dell’anno precedente. Secondo gli analisti, oltre il 90% delle vendite cinesi di ibride in Europa è riconducibile a tre gruppi: SAIC, BYD e Chery. Per queste aziende le ibride rappresentano una componente fondamentale dell’espansione internazionale.
I dettagli dell’accordo tra Bruxelles e Pechino non sono ancora stati resi pubblici, ma le dichiarazioni delle parti suggeriscono l’introduzione di meccanismi destinati a contenere i volumi di importazione. Gli investitori hanno accolto con favore il clima di distensione commerciale, interpretando l’intesa come un allontanamento del rischio di nuovi dazi. Tuttavia resta aperta l’ipotesi di quote o altri strumenti capaci di limitare le quantità esportabili.
Marchi come Volkswagen, che mantiene una posizione di leadership nel mercato delle ibride plug-in, hanno visto negli ultimi anni ridursi il vantaggio competitivo a causa dell’avanzata delle aziende cinesi. Molti osservatori ritengono che il nuovo scenario possa accelerare gli investimenti produttivi dei gruppi cinesi direttamente in Europa. Se l’accesso attraverso le importazioni dovesse diventare più difficile, costruire veicoli all’interno del continente potrebbe risultare la soluzione più efficace per continuare a crescere.





