La Camera statunitense ha approvato con 262 voti favorevoli e 159 contrari il vasto disegno di legge sulle sanzioni contro Russia e Iran, superando le resistenze di una parte significativa dei democratici.
Il provvedimento, frutto di oltre un anno di negoziati e dedicato al defunto senatore Lindsey Graham, concede al presidente Donald Trump nuovi poteri tariffari fino al 100% sui principali acquirenti di petrolio e gas russi, oltre a un ampliamento delle misure punitive contro funzionari, oligarchi e istituzioni finanziarie di Mosca. Il testo include anche un’estensione delle sanzioni contro i settori energetici e militari iraniani, richiesta direttamente dalla Casa Bianca.
La spinta decisiva è arrivata dopo la morte improvvisa di Graham, che aveva appena annunciato un accordo con l’amministrazione per sbloccare la versione aggiornata del pacchetto. La leadership repubblicana ha presentato il voto come un segnale di unità nazionale e un passo necessario per rafforzare la pressione su Mosca nel conflitto in Ucraina.
“Questo disegno di legge dà all’amministrazione ogni strumento per portare la guerra a una conclusione giusta”, ha dichiarato lo speaker Mike Johnson.
Ma il fronte democratico si è incrinato. Alcuni esponenti di primo piano, tra cui Hakeem Jeffries, Katherine Clark e Pete Aguilar, hanno votato contro, denunciando l’espansione dei poteri tariffari presidenziali e sostenendo che Trump “non ha mostrato alcuna volontà di essere duro con la Russia”.
Altri democratici hanno avvertito che il provvedimento potrebbe aumentare i costi per le famiglie americane e indebolire nel lungo periodo il sostegno a Kyiv. Gregory Meeks, Don Beyer e Richard Neal hanno definito il testo “difettoso”, pur riconoscendo che il presidente dispone già degli strumenti necessari per colpire gli attori che alimentano la macchina bellica russa.
La votazione ha rischiato di deragliare durante il passaggio procedurale, salvato dall’intervento di due democratici moderati, Jared Golden e Marie Gluesenkamp Perez, che hanno rotto la disciplina di partito. Golden ha spiegato che “le poste in gioco per l’Ucraina sono troppo alte”, mentre Perez ha richiamato il sostegno della sua comunità di origine ucraina.





