0
SCO, la costruzione di un nuovo spazio eurasiatico

SCO, la costruzione di un nuovo spazio eurasiatico

lunedì, 7 Settembre 2026
2 minuti di lettura

Il 26° vertice annuale dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO), conclusosi a Bishkek, in Kirghizistan, non è stato soltanto un appuntamento diplomatico. È stato soprattutto un segnale della trasformazione in corso nell’ordine internazionale.

La presenza di Xi Jinping, Vladimir Putin e Narendra Modi ha conferito al vertice un peso politico particolare. A venticinque anni dalla nascita della SCO, l’organizzazione appare sempre meno come un semplice foro regionale e sempre più come uno degli strumenti attraverso cui prende forma un nuovo spazio geopolitico eurasiatico.

L’alleanza “senza limiti”

Il dato più significativo è il consolidamento del rapporto tra Mosca e Pechino. L’alleanza definita “senza limiti” continua a rappresentare uno degli assi della trasformazione strategica contemporanea.

Per la Russia, sottoposta a sanzioni e isolamento occidentale, la SCO costituisce una piattaforma per ridurre la propria vulnerabilità economica e diplomatica. Per la Cina, rappresenta invece uno strumento per ampliare uno spazio internazionale nel quale le istituzioni occidentali non costituiscano più l’unico centro di gravità.

Concorrenti strategici

La SCO, tuttavia, non deve essere interpretata come una sorta di NATO asiatica. Le differenze tra i suoi membri sono profonde e India e Cina rimangono concorrenti strategici. Esiste però un interesse comune sempre più evidente: ridurre la dipendenza dalle infrastrutture politiche, finanziarie e tecnologiche controllate dall’Occidente.

Il patto finanziario

È soprattutto sul terreno finanziario che questa dinamica assume particolare rilevanza. La proposta iraniana di una Banca di Sviluppo di Shanghai e la discussione sulla creazione di meccanismi finanziari alternativi indicano la volontà di rafforzare l’autonomia economica dei Paesi membri.

La de-dollarizzazione, in questo senso, non riguarda soltanto la sostituzione del dollaro. Il vero obiettivo è ridurre la dipendenza da un sistema nel quale circuiti di pagamento, banche, mercati dei capitali e istituzioni occidentali costituiscono strumenti di potere geopolitico.

La sovranità economica

Utilizzare maggiormente le valute nazionali e costruire sistemi di regolamento alternativi significa quindi aumentare la sovranità economica.
Il processo è già iniziato, basti pensare agli scambi tra Cina Russia e India che avvengono nelle valute locali.

Non siamo ancora di fronte alla nascita di un sistema finanziario capace di sostituire quello occidentale. Ma la costruzione di un sistema parallelo rappresenta già una trasformazione strategica.

Un altro elemento decisivo riguarda l’intelligenza artificiale. La decisione cinese di promuovere un centro internazionale per la cooperazione nell’AI tra i Paesi SCO dimostra che la competizione geopolitica si sta spostando anche sul terreno tecnologico.

AI e Cyberspazio

L’intelligenza artificiale è destinata a diventare una componente fondamentale della potenza nazionale: industria, difesa, intelligence, cyberspazio e ricerca dipenderanno sempre più dalla capacità di controllare dati, algoritmi e infrastrutture tecnologiche.

Chi controlla queste tecnologie controlla quindi una parte crescente della potenza economica e strategica del XXI secolo.Ovviamente la Cina non è semplicemente disposta a condividere la propria leadership tecnologica, vuole esercitarla.

Redistribuzione della potenza mondiale

Il messaggio di Xi Jinping sul multilateralismo va letto proprio all’interno di questa trasformazione. Non si tratta soltanto di una dichiarazione diplomatica, ma della formulazione politica di un processo più ampio: la redistribuzione della capacità di potenza mondiale.

Il nuovo ordine internazionale potrebbe non essere caratterizzato da due blocchi contrapposti, ma da una pluralità di centri di potere capaci di cooperare e competere contemporaneamente.

Laboratorio di multipolarità

La SCO rappresenta precisamente questa ambiguità. Non è ancora un blocco omogeneo: è piuttosto un laboratorio della multipolarità.

La vera questione, dunque, non è se l’Occidente perderà improvvisamente il proprio ruolo. È se riuscirà a conservare il controllo delle infrastrutture attraverso cui quel ruolo viene esercitato.

Perché le transizioni geopolitiche non avvengono soltanto quando cambiano gli equilibri militari. Avvengono quando cambiano le infrastrutture finanziarie, tecnologiche e istituzionali del potere.
E la SCO, a Bishkek, ha mostrato di voler costruire proprio quelle infrastrutture.

Paolo Falconio

Paolo Falconio

Membro del Consejo Rector de Honor e conferenziere de la Sociedad de Estudios Internacionales (SEI)

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo modulo raccoglie il tuo nome, la tua email e il tuo messaggio in modo da permetterci di tenere traccia dei commenti sul nostro sito. Per inviare il tuo commento, accetta il trattamento dei dati personali mettendo una spunta nel apposito checkbox sotto:

Potrebbero interessarti

Appello di Leone XIV per l’Ucraina

“Tacciano le armi in Medio Oriente”. Poi il richiamo all’educazione contro i femminicidi

Un appello per la pace in Medio Oriente e un…

“Grave minaccia alla sicurezza nazionale Usa”

La notizia non è di quelle che tranquillizzino. Né tranquillizza…