L’economia italiana ha mostrato una capacità di tenuta superiore alle valutazioni prudenziali formulate alla luce delle tensioni internazionali. È il quadro tracciato dal Ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, nel suo intervento al Forum TEHA di Cernobbio. “L’economia italiana si è dimostrata relativamente resiliente”, ha affermato il titolare del Mef, che ha richiamato le stime elaborate tenendo conto di due fattori: gli effetti della guerra commerciale legata ai dazi e quelli della crisi in Medio Oriente.
Secondo Giorgetti il dato finora acquisito sulla crescita si attesta allo 0,8%. Le prospettive, però, potrebbero risultare migliori qualora gli indicatori confermassero l’attuale andamento. “Se le cose vanno come da indicatori potremmo avvicinarci anche all’1%”, ha spiegato.
Le incognite di dazi e crisi in Medio Oriente
La prudenza delle valutazioni del Governo, nelle parole del ministro, deriva dunque da uno scenario internazionale segnato da elementi di incertezza. Dazi e crisi mediorientale sono i due fattori che hanno pesato sulle previsioni relative all’andamento dell’economia. Nonostante queste variabili, Giorgetti ha rivendicato la capacità del sistema italiano di mantenere una sostanziale stabilità. Il ministro ha sintetizzato il risultato con una metafora: “Non avremo fatto i fenomeni, però la barca è rimasta in galleggiamento”.
“L’Italia è molto più rispettata all’estero che in patria”
Nel corso dell’intervento a Cernobbio il Ministro dell’Economia ha collegato la tenuta del Paese anche alla percezione dell’Italia fuori dai confini nazionali. “Vi posso assicurare che l’Italia è molto più rispettata all’estero che in patria”, ha dichiarato Giorgetti. Una valutazione che si inserisce nel quadro delineato dal titolare del Mef sulla capacità dell’economia di resistere alle pressioni esterne e di mantenere prospettive di crescita nonostante il contesto internazionale.
Retribuzioni, Giorgetti chiama in causa le imprese
Un altro capitolo dell’intervento ha riguardato i salari. Per Giorgetti l’aumento delle retribuzioni non può dipendere esclusivamente dall’azione dell’esecutivo, ma richiede un ruolo diretto anche da parte del sistema produttivo: “Sulle retribuzioni non può essere soltanto il Governo” a intervenire, ha osservato. “Ci devono essere anche coloro che pagano la retribuzione”. Il Ministro ha comunque confermato la disponibilità dell’esecutivo a contribuire attraverso strumenti economici specifici. “Il governo è disposto a fare la sua parte in termini anche di incentivi fiscali o, se vogliamo, contributivi”, ha precisato.
“Gli imprenditori considerino i salari un investimento”
Per Giorgetti, però, gli incentivi pubblici devono accompagnarsi a una scelta precisa da parte delle imprese. Il ministro ha invitato gli imprenditori a considerare le retribuzioni non soltanto come un costo, ma come una leva capace di alimentare un meccanismo economico favorevole: “Ci devono essere gli imprenditori che devono vedere questa come una delle prime forme di investimento in assoluto per far partire un ciclo positivo”.





