Vacanze con i genitori, da imbarazzo a privilegio. Il fenomeno dell’adult children–parents tourism

Vacanze con i genitori, da imbarazzo a privilegio. Il fenomeno dell’adult children–parents tourism

Una volta si partiva con gli amici per dimostrare di essere grandi. Oggi, invece, i genitori possono diventare compagni di viaggio ideali. Resort, comfort, coccole e ritorno alla “vita lenta” ecco come la vacanza in famiglia riconquista i figli, anche quando sono ormai adulti. Tra il desiderio di stare insieme e il peso crescente delle spese, un nuovo trend racconta anche i profondi cambiamenti della società italiana
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Per anni la vacanza con i genitori è stata l’incubo di ogni adolescente. Oggi, però, qualcosa è cambiato. E non sono soltanto i più giovani a riscoprire il piacere delle ferie in famiglia, perché sempre più spesso anche chi è già adulto sceglie di partire con mamma e papà. Molto meglio un cocktail al tramonto in un resort vista mare, possibilmente senza preoccuparsi del conto, che un appartamentino condiviso con mezza dozzina di amici, la fila per la doccia e le scatolette consumate a cena in nome dell’indipendenza.

E così nel 2026 viaggiare con la famiglia non sembra più il certificato di una mancata emancipazione. Anzi, i social hanno contribuito a trasformarlo quasi in uno status symbol, che indica vacanze confortevoli, ricordi d’infanzia e, dettaglio tutt’altro che trascurabile, qualcuno che magari offre la cena. La vera novità, però, è culturale. Se un tempo partire senza genitori era quasi un rito di passaggio obbligato, oggi molti giovani adulti sembrano meno interessati a dimostrare di essere grandi a tutti i costi. Meglio, in alcuni casi, una settimana alle Maldive, in Grecia o ai Caraibi con la propria famiglia, che una vacanza “autonoma” fatta di rinunce. E soprattutto senza più doversene vergognare.

Dall’imbarazzo alla scelta

Non è soltanto una sensazione alimentata dai social. Il fenomeno, che non riguarda esclusivamente l’Italia, è entrato anche nelle ricerche sul turismo e viene indicato come turismo intergenerazionale, ossia viaggi nei quali genitori e figli ormai adulti scelgono di condividere un’esperienza fuori casa.

Un dato particolarmente interessante arriva da Skyscanner. Negli ultimi due anni il 33% degli adulti della Generazione Z ha viaggiato con i genitori, mentre il 30% lo ha fatto insieme a genitori e nonni. Una ricerca pubblicata nel 2026 sul “Journal of Hospitality and Tourism Management” osserva, inoltre, come i viaggi tra figli adulti e genitori stiano diventando una categoria sempre più riconoscibile del turismo familiare.

La questione interessante è che non si tratta necessariamente di una vacanza decisa da mamma e papà. In molti casi sono proprio i figli adulti a voler partire insieme. Gli studi individuano diverse motivazioni, tra cui il desiderio di trascorrere tempo di qualità con i genitori, restituire almeno in parte le attenzioni ricevute negli anni, la possibilità di costruire ricordi condivisi e, naturalmente, la convenienza economica.

Una ricerca del Dipartimento del Turismo dell’Università di Fudan, a Shanghai, pubblicata nel 2023, ha inoltre rilevato una forte intenzione dei partecipanti a ripetere l’esperienza. Il viaggio con i genitori, insomma, può essere contemporaneamente vacanza e relazione. Si parte per vedere un posto nuovo, ma anche per stare insieme in un modo diverso dal solito.

Il nuovo lusso è rallentare

C’è poi un’altra spiegazione, meno materiale e forse ancora più interessante. La vacanza con i genitori si inserisce nella crescente ricerca di una vita più lenta, lontana dalla continua accelerazione del quotidiano. La movida, i festival e i locali alla moda continuano naturalmente ad avere il loro fascino. Ma accanto alla voglia di divertirsi è comparso un desiderio altrettanto forte, quello di non fare assolutamente nulla. O, almeno, di farlo con calma.

Qualche giorno nella casa al mare di famiglia, una tavola apparecchiata all’ombra, la spesa nell’orto, la salsa fatta in casa, la nonna che cucina per dieci persone. Scene apparentemente banali che sui social sono diventate sorprendentemente virali. Per chi vive tra notifiche, scadenze, lavori precari e connessione permanente, il vero lusso può essere proprio quello di disconnettersi. E non servono necessariamente una spiaggia esotica o un hotel a cinque stelle, a volte basta una casa familiare, possibilmente con qualcuno che prepari il pranzo.

Naturalmente le due dimensioni possono convivere. Si può avere vent’anni, trascorrere una settimana scatenata a Mykonos con gli amici e, subito dopo, desiderare qualche giorno di tranquillità con i propri cari. Non è una questione di scegliere tra divertimento e famiglia, ma di poter scegliere il tipo di vacanza che serve in quel momento. Mamma e papà, quindi, non sono più necessariamente il confine da cui fuggire per dimostrare di essere adulti, ma possono diventare dei buoni compagni di viaggio.

Quando la scelta diventa necessità

Ma sarebbe ingenuo raccontare questo fenomeno soltanto come una nuova conquista della serenità familiare. Per alcuni giovani adulti viaggiare con i genitori è una scelta, ma per altri può essere una delle poche possibilità rimaste per permettersi una vacanza. Nel 2024 Eurostat registrava per l’Italia un’età media di uscita dalla casa dei genitori di 30,1 anni, contro i 26,2 della media europea. Una permanenza più lunga nella famiglia d’origine che riflette anche difficoltà economiche e occupazionali. E il costo delle vacanze pesa. I dati Istat del 2023 mostrano una forte riduzione della spesa destinata alle ferie tra i nuclei composti da giovani, con una contrazione particolarmente marcata nel Mezzogiorno.

Tra affitti elevati, salari che non tengono il passo con il costo della vita e maggiore precarietà, il viaggio può diventare una delle prime spese da tagliare. In questo scenario, dividere una stanza, un appartamento o semplicemente le spese con i genitori cambia completamente il conto finale. La vacanza con mamma e papà assume così una doppia natura, quella di una scelta affettiva, ma anche di una soluzione economica.

Dietro una moda c’è una generazione

Ed è forse proprio qui che il fenomeno diventa interessante. Quello che sui social appare come una tendenza quasi divertente, il giovane adulto che torna in vacanza con i genitori e ne è persino orgoglioso, racconta qualcosa di molto più serio. Racconta una generazione che fatica più delle precedenti a raggiungere l’indipendenza economica, ma anche una generazione che sembra attribuire un valore diverso al tempo trascorso con la famiglia. L’autonomia non coincide più necessariamente con la distanza.

Forse il vero cambiamento è proprio questo. Per decenni crescere ha significato allontanarsi, uscire di casa, partire con gli amici, costruirsi uno spazio lontano dallo sguardo dei genitori. Oggi, invece, un figlio adulto può liberamente scegliere di partire insieme e magari scoprire che mamma e papà, dopotutto, non sono poi così male. Tra tante mode passeggere e qualche tendenza decisamente meno salutare questa potrebbe essere una delle poche che vale la pena prendere sul serio, riscoprendo il piacere di stare insieme, anche quando non si è più obbligati a farlo.

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