In una dichiarazione diffusa dalla Casa Bianca, Donald Trump ha reso omaggio ai 13 militari statunitensi uccisi nell’attentato suicida del 26 agosto 2021 all’Abbey Gate dell’aeroporto di Kabul, un attacco rivendicato da ISIS‑K, organizzazione responsabile di gravi violenze e attentati.
Nel suo messaggio, Trump ha definito il ritiro dall’Afghanistan una “totally botched withdrawal”, accusando l’amministrazione Biden di aver lasciato le truppe “defenseless” durante le ultime fasi dell’evacuazione. Secondo Trump, la gestione del ritiro avrebbe permesso ai talebani di liberare “migliaia di terroristi e criminali” dal carcere di Bagram, un punto che l’ex presidente ha ripetuto più volte negli ultimi anni.
Le sue critiche si inseriscono nel dibattito ancora acceso sulla fine della missione americana, segnata da caos, violenza e una corsa contro il tempo per evacuare civili e personale militare. Il ricordo dell’attentato rimane una ferita aperta: oltre ai 13 militari statunitensi, morirono circa 170 civili afghani, secondo le revisioni del Pentagono. Proprio il Pentagono sta conducendo una nuova analisi sulle ultime ore della presenza americana a Kabul, compreso l’attacco all’Abbey Gate.
Joe Biden ha difeso la sua decisione di porre fine alla guerra più lunga della storia americana, riconoscendo però che l’evacuazione fu “messy” e più rapida del previsto. Ha anche ricordato che il ritiro seguiva l’accordo firmato nel 2020 tra l’amministrazione Trump e i talebani, che prevedeva la fine della missione militare. La dichiarazione diffusa dalla Casa Bianca riporta così al centro del dibattito una pagina complessa della politica estera americana: un ritiro segnato da responsabilità condivise, decisioni difficili e conseguenze che ancora oggi influenzano la sicurezza globale e la memoria dei caduti.


