In una decisione 6–3, la Corte Suprema ha dato una vittoria significativa all’amministrazione Trump, autorizzando l’applicazione dell’ordine esecutivo sull’“integrità elettorale” che introduce nuove restrizioni al voto per posta in vista delle elezioni di metà mandato di novembre. La sentenza ha revocato l’ingiunzione che bloccava la misura in 23 Stati, dopo il ricorso presentato dal governo a luglio. Il Servizio Postale e il Dipartimento di Giustizia hanno annunciato che inizieranno immediatamente a implementare le nuove regole.
La conseguenza più immediata è che l’USPS potrà verificare la distribuzione delle schede postali confrontandola con una lista di cittadini compilata dal Dipartimento per la Sicurezza Interna (DHS). Per la Casa Bianca si tratta di un successo politico: Trump ha più volte criticato il voto per posta, sostenendo che aumenti il rischio di frodi e manipolazioni. Di recente, il presidente ha contestato l’alto numero di schede postali a favore di Cynthia Raman nelle primarie per il sindaco di Los Angeles del 2026, affermando che “in California un repubblicano non può vincere senza approvare il Save America Act”, una proposta GOP che restringerebbe il voto per posta e amplierebbe i requisiti di identificazione degli elettori.
L’ordine esecutivo di Trump, intitolato “Preserving and protecting the integrity of American elections”, impone alle agenzie federali di creare elenchi di elettori basati sulla cittadinanza e ordina all’USPS di consegnare le schede solo ai nomi presenti su tali liste. I critici hanno visto nell’ordine un tentativo di influenzare le elezioni gestite dagli Stati, ma la Corte Suprema ha stabilito che il provvedimento impone obblighi solo alle agenzie federali, non agli Stati. Le giudici Sonia Sotomayor, Elena Kagan e Ketanji Brown Jackson hanno dissentito.





