La Repubblica Unita di Tanzania e l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) stanno intensificando la cooperazione per gestire in modo più sicuro e regolare i movimenti migratori nell’Africa orientale e meridionale, una regione che ospita oltre 12,7 milioni di migranti internazionali, 16 milioni di sfollati interni e 5,4 milioni di rifugiati. La pressione migratoria, alimentata da instabilità, opportunità economiche e cambiamenti climatici, rende la Tanzania un attore centrale nel dibattito continentale. “La Tanzania è al centro dei più importanti dibattiti sulla migrazione in Africa”, ha dichiarato la Direttrice Generale dell’OIM, Amy Pope, durante la sua visita nel Paese.
Ha sottolineato come la mobilità lavorativa, la protezione dei rifugiati e gli sfollamenti climatici richiedano una cooperazione regionale capace di trasformare la migrazione in un’opportunità. La Tanzania, infatti, è contemporaneamente Paese di origine, transito, destinazione e rifugio, e presiede il Forum Ministeriale Regionale sulla Migrazione. Ospita inoltre l’African Capacity Building Centre (ACBC) dell’OIM, che sostiene la governance migratoria e la formazione professionale in tutto il continente. Durante la visita, Pope ha incontrato la presidente Samia Suluhu Hassan, funzionari governativi e partner delle Nazioni Unite per discutere di gestione delle frontiere, mobilità climatica, sistemi di dati e coordinamento regionale. Ha partecipato anche al lancio del Meccanismo Nazionale di Coordinamento sulla Migrazione, un passo chiave per rafforzare la Politica Nazionale sulla Migrazione della Tanzania. Le pressioni climatiche rendono urgente una risposta coordinata: nel 2024 i movimenti legati al clima sono aumentati del 16%, evidenziando la necessità di politiche che migliorino la preparazione alle emergenze. La Tanzania contribuisce inoltre al rafforzamento delle capacità regionali attraverso istituzioni come l’Immigration Training Academy e l’ACBC di Moshi.


