Il presidente sudcoreano Lee Jae Myung ha rilanciato l’idea di un dialogo diretto con la Corea del Nord per chiudere formalmente la guerra iniziata nel 1950 e mai conclusa con un trattato di pace. Durante la cerimonia per la Giornata della Liberazione, Lee ha proposto un “sistema di sicurezza multilivello” per ridurre le tensioni lungo la DMZ, la zona demilitarizzata che separa le due Coree da oltre settant’anni. La proposta arriva in un momento di forte instabilità. Pyongyang continua a testare missili balistici potenzialmente capaci di trasportare testate nucleari, una minaccia percepita come crescente sia a Seul sia in Giappone.
Martedì, il Nord ha lanciato l’undicesimo missile dell’anno, pochi giorni prima delle esercitazioni congiunte tra Stati Uniti e Corea del Sud. Lee, salito al potere dopo l’impeachment dell’ex presidente Yoon Suk Yeol, ha cercato di invertire la rotta diplomatica, puntando a un riavvicinamento con Pyongyang e con la Cina, alleato storico del Nord. Il presidente ha espresso la speranza che le due nazioni possano “sedersi faccia a faccia per una coesistenza pacifica e una crescita reciproca”. La KCNA ha riportato solo la partecipazione di Kim Jong Un alle celebrazioni della Liberazione, con deposizione di una corona e guardia d’onore. Negli ultimi mesi, il regime ha respinto ogni apertura di Seul, criticando l’accordo che prevede la costruzione di sottomarini a propulsione nucleare per la Corea del Sud e denunciando le esercitazioni congiunte con Washington.
La posizione del Nord è diventata ancora più rigida nel 2024, quando Kim ha dichiarato che l’unificazione non è più possibile e che la Costituzione dovrebbe educare i cittadini a considerare il Sud un “nemico primario e invariabile”. In un discorso, ha persino evocato l’obiettivo di “occupare” e “incorporare” il Sud in caso di guerra. La Corea del Nord si è autoproclamata potenza nucleare nel 2022, e secondo stime citate da Lee produce fino a 20 nuove testate all’anno.





