Abdul Ballout, 21 anni, indicato come il presunto autore dell’attentato compiuto ieri sera contro la folla riunita per il Christopher Street Day a Berlino, è morto durante un conflitto a fuoco con la polizia. Secondo quanto riportato dalla Bild, gli agenti hanno individuato il giovane in un capanno da giardino nel quartiere di Spandau. Nel corso dell’irruzione il sospettato avrebbe aperto il fuoco contro le forze dell’ordine, che hanno reagito e lo hanno ucciso. Le autorità tedesche proseguono ora gli accertamenti per ricostruire le ultime ore della fuga e chiarire se altre persone abbiano partecipato all’azione.
La caccia all’uomo era iniziata dopo l’attacco avvenuto sabato sera nel Tiergarten, dove un minivan bianco aveva travolto i partecipanti alle celebrazioni del Pride. Una donna ha perso la vita e altre sedici persone sono rimaste ferite; tre versavano in condizioni gravi. In base alle prime ricostruzioni, il veicolo avrebbe raggiunto l’area del parco intorno alle 22 e investito diverse persone. Alcuni testimoni hanno inoltre riferito che, dopo avere abbandonato il mezzo, l’aggressore avrebbe colpito altre persone con un’arma da taglio.
La polizia aveva diffuso il nome e la descrizione del ricercato poche ore dopo l’attentato. Ballout, cittadino tedesco di origine libanese, veniva descritto come un giovane di corporatura snella, alto circa un metro e novanta, con capelli neri. Al momento della fuga avrebbe indossato una felpa nera con cappuccio e pantaloni bianchi.
L’inchiesta va avanti
Gli investigatori non avevano escluso fin dall’inizio il coinvolgimento di eventuali complici. Secondo le testimonianze raccolte, una o più persone sarebbero scese dal minivan e si sarebbero allontanate dopo l’investimento. La posizione di Balloutera apparsa subito centrale: il ventunenne risultava già noto alle autorità e, secondo quanto riferito dai media tedeschi, avrebbe avuto collegamenti con ambienti islamisti.
La Bild aveva inoltre indicato un suo presunto sostegno allo Stato Islamico e aveva riportato un tentativo, nel 2025, di raggiungere l’Isis in Siria, seguito da un arresto in Libano e dal successivo rimpatrio in Germania. Tali elementi restano comunque affidati agli accertamenti degli inquirenti. La morte del sospettato chiude la fase più urgente della ricerca, ma non l’inchiesta. Gli investigatori dovranno stabilire con precisione la dinamica dell’assalto, verificare il ruolo attribuito a Ballout e accertare l’eventuale esistenza di una rete di supporto. Restano da chiarire anche i dettagli dello scontro a fuoco a Spandau, compresa la sequenza dei colpi e le modalità con cui la polizia ha localizzato il capanno.
La solidarietà dell’Italia
Sul piano politico la prima reazione dall’Italia è arrivata dal Presidente del Consiglio Giorgia Meloni che ha espresso solidarietà alla Germania e ha condannato ogni forma di odio ed estremismo. La premier ha rivolto un pensiero alla famiglia della vittima e ai feriti, assicurando la vicinanza del Governo italiano al popolo tedesco: “Siamo al fianco della Germania e del popolo tedesco”, ha scritto. Il Cancelliere Friedrich Merz ha definito l’attacco “un atto abominevole” e un’aggressione alla società tedesca.
Il Presidente federale Frank-Walter Steinmeier si è detto “sconvolto e inorridito” e ha ricordato che il Christopher Street Day rappresenta ogni anno un appuntamento dedicato alla tolleranza, alla diversità e alla libertà personale. L’attentato, ha sottolineato, ha colpito non soltanto le vittime ma anche il modello di convivenza di una società aperta.
Condanne sono arrivate anche dalle istituzioni europee. La Presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha espresso cordoglio per le vittime e vicinanza alla comunità Lgbtqi+, richiamando i valori di libertà, dignità e uguaglianza. La Presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola ha invitato l’Europa a restare unita contro chi tenta di diffondere paura e divisione.
L’attenzione resta ora concentrata sugli esiti dell’indagine e sulle condizioni dei feriti. La polizia dovrà verificare se il ventunenne abbia agito da solo, se abbia ricevuto assistenza durante la fuga e se l’attacco sia stato pianificato con il contributo di altri soggetti. La ricostruzione definitiva dipenderà dagli esami sul minivan, dalle immagini di videosorveglianza, dalle testimonianze e dagli accertamenti nel rifugio di Spandau.





