Almeno sei persone sono morte e 21 sono rimaste ferite dopo due terremoti che hanno scosso sabato sera la provincia di Chupaca, nella regione montuosa di Junín, circa 300 chilometri a est di Lima. Lo ha confermato domenica Luis Vásquez, capo dell’Istituto Nazionale di Protezione Civile del Perù. Secondo il Centro Sismologico Nazionale, le scosse hanno avuto magnitudo 5.1 e 3.7, con profondità rispettivamente di 24 km e 18 km. Il Centro Sismologico Euro‑Mediterraneo aveva inizialmente stimato la prima scossa a 5.6, segnalando un evento più intenso. I primi rapporti indicano danni significativi: 48 case distrutte e 18 danneggiate, colpendo circa 300 persone che ora ricevono tende e assistenza d’emergenza.
Le abitazioni della zona, spesso costruite con blocchi di adobe, sono particolarmente vulnerabili alle scosse sismiche. Squadre di soccorso e vigili del fuoco sono arrivate all’alba di domenica per rimuovere le macerie e cercare eventuali persone intrappolate. Vásquez ha sottolineato che le operazioni proseguiranno per tutta la giornata, vista la difficoltà del terreno montuoso e la precarietà delle strutture colpite.
Il Perù si trova lungo la Cintura di Fuoco del Pacifico, una delle aree più attive al mondo dal punto di vista sismico, responsabile di circa l’85% dell’attività sismica globale. Le comunità rurali come Chupaca, isolate e con infrastrutture fragili, sono spesso le più esposte ai rischi. Le autorità stanno monitorando la zona per eventuali scosse di assestamento e hanno invitato la popolazione a seguire le indicazioni della protezione civile. Mentre i soccorsi continuano, cresce la preoccupazione per le famiglie rimaste senza casa e per la possibilità che il bilancio delle vittime possa aumentare.





