Therian, i ragazzi che si identificano con gli animali: il fenomeno che interroga la Gen Z

Da TikTok ai raduni dedicati cresce la comunità di chi sente una profonda connessione con un animale. Maschere, code e comportamenti ispirati agli animali, sui social i therian sono milioni. Ma dietro un fenomeno spesso liquidato come una moda si intrecciano psicologia, ricerca dell'identità, bisogno di appartenenza e nuove forme di espressione del sé. E anche disagio giovanile
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Nel mondo che abitiamo è sempre più difficile sottrarsi alle etichette e alla domanda chi siamo davvero ognuno trova la risposta che più rispecchia la propria identità. In questo senso un gruppo sempre più numeroso di persone negli ultimi mesi si è fatto strada attraverso dei video su TikTok e Youtube. Sono uomini e donne con maschere e atteggiamenti che ricordano quelli degli animali a quattro zampe. Si chiamano therian e si identificano con gli animali.

Il termine therian deriva dalla parola teriantropia, crasi tra i vocaboli greci thēríon (animale) e ánthrōpos (uomo). La sua forma moderna nasce negli Anni ’90 nei siti dedicati al fantasy. Grazie, poi, ai social network queste comunità sono di molto cresciute. Basta pensare che oggi l’hashtag #therian conta milioni di visualizzazioni e sono molte le città che ospitano raduni dedicati. Questi individui non scelgono l’animale che li rappresenta, ma percepiscono una connessione involontaria con esso. Nella loro quotidianità vivono momenti in cui vengono spinti a comportarsi secondo istinti animali.

La spiegazione psicologica

È un fenomeno che non si può ridurre a semplice tendenza, perché nasconde aspetti psicologici e sociologici importanti. Per molti psicologi è un processo identitario complesso, che molto spesso è legato all’adolescenza, alla neurodivergenza e alla ricerca di appartenenza. Diverse interpretazioni psicologiche suggeriscono che la teriantropia serva come rifugio simbolico contro sofferenze e pressioni sociali. Inoltre, permette di esprimere parti di sé che nella vita quotidiana restano represse.

L’animale incarna una dimensione di purezza, priva di giudizi etici o di aspettative e secondo Francesco Pagnini, psicologo e professore ordinario di Psicologia clinica all’Università Cattolica di Milano, non può essere considerata una patologia, in quanto i therian sono consapevoli di non potersi trasformare in animali.

Neo-totemismo, ritorno al tribalismo o nuove realtà?

Proprio perché la teriantropia è un processo identitario complesso non può essere letto solo sul piano psicologico. Quando migliaia di giovani iniziano a riconoscersi in un linguaggio comune, a condividere rituali, simboli e spazi il discorso si sposta sul terreno sociologico e antropologico. È qui che i therian diventano qualcosa di più di semplici individui che vivono una connessione interiore con un animale. Diventano una comunità, una sottocultura che riflette le paure e i desideri della società contemporanea.

In un’epoca segnata da iperconnessione, crisi climatica, conflitti, precarietà economica ed emotiva la loro esistenza diventa un modo per comprendere come parte della Gen Z cerchi una via d’uscita per trovare nuove forme di espressione del sé. Secondo l’istituto Polidemos, centro per lo studio della democrazia e dei mutamenti politici dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, che realizza report e sondaggi, spesso in collaborazione con Ipsos-Doxa, sull’opinione pubblica, il concetto di neo-totemismo, ovvero un ritorno reinterpretato alle logiche delle società tribali, offre una possibile chiave di lettura per il fenomeno. Ma se nelle tribù indigene l’animale era un alter ego, una guida spirituale, per i therian è qualcosa di intrinseco.

Per alcuni abbracciare questa identità rappresenta anche un gesto simbolico, prendere le distanze dall’essere umano odierno, capace di mietere solo distruzione intorno a sé, per ricercare un rapporto più autentico e puro con la natura. È soprattutto in questo che alcuni antropologi leggono tale fenomeno attraverso la lente del neo-totemismo, cioè nel bisogno di riconnettersi con la parte più selvaggia del mondo e di se stessi per scoprire chi sono davvero.

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