I colloqui indiretti tra Stati Uniti e Iran a Doha “stanno andando bene”. Lo ha detto Donald Trump, mentre il Qatar, mediatore insieme al Pakistan, ha confermato “progressi positivi” e annunciato che un nuovo incontro sarà fissato “al più presto” dopo i funerali della Guida Suprema iraniana Ali Khamenei, previsti sabato a Teheran. La trattativa resta senza contatti diretti tra le delegazioni, ma punta a consolidare la de-escalation e a riaprire un canale stabile sui dossier più sensibili: Stretto di Hormuz, nucleare, fondi iraniani congelati e sicurezza regionale.
Secondo Reuters, i colloqui tecnici si sono concentrati in particolare sulla navigazione nello Stretto di Hormuz e sulla tenuta del cessate il fuoco regionale. Trump ha rivendicato i risultati del negoziato anche sul fronte energetico: “I prezzi della benzina scenderanno come prima della gita in Iran”, ha detto, collegando la distensione con Teheran al calo delle quotazioni del greggio. Dopo i segnali positivi arrivati da Doha, il Brent è sceso sotto i 71 dollari al barile, ai minimi da febbraio.
Teheran: “Hormuz non è il campo di gioco degli Usa”
La linea iraniana resta però dura. Il comando militare congiunto Khatam al-Anbiya ha intimato a tutte le petroliere in transito nello Stretto di Hormuz di usare le rotte indicate da Teheran. Ogni deviazione o mancato rispetto dei protocolli iraniani, ha avvertito il comando secondo la tv di Stato, sarà affrontato con una “risposta immediata e decisa”, mettendo a rischio la sicurezza delle navi.
Teheran respinge anche il ruolo americano nella sicurezza dello Stretto. “Hormuz non è il campo di gioco degli Stati Uniti”, è il messaggio rilanciato dalle autorità iraniane, che rivendicano il controllo sulle rotte e avvertono: in caso di aggressione, la risposta sarà “potente”. La questione resta il nodo più delicato del negoziato: Washington e i Paesi del Golfo contestano ogni ipotesi di pedaggi o controllo unilaterale sul passaggio, mentre l’Iran punta a ottenere il riconoscimento della propria autorità sull’area.
Nucleare, stop agli ispettori nei siti bombardati
Sul dossier nucleare, il presidente del Parlamento iraniano e capo negoziatore Mohammad Ghalibaf ha escluso l’accesso degli ispettori dell’Aiea ai siti bombardati dagli Stati Uniti. Ghalibaf, citato da Al Jazeera, ha definito “false” le notizie su una possibile apertura: gli ispettori, ha detto, possono entrare solo nella centrale di Bushehr e nel reattore di Teheran.
Lo stesso Ghalibaf ha invitato la popolazione a partecipare ai funerali di Khamenei, affermando che il Paese non deve dimenticare “il sangue del proprio imam”. Le esequie di sabato saranno anche un passaggio politico interno, mentre i mediatori preparano la prossima tornata negoziale.
Israele colpisce ancora il Libano
La tensione resta alta anche sul fronte libanese. Nella notte Israele ha condotto nuovi attacchi nel distretto di Bint Jbeil, nel Libano meridionale. L’agenzia libanese Nna riferisce di una forte esplosione vicino a Rashaf e di un bombardamento a Beit Yahoun. Il dossier libanese è entrato nella trattativa di Doha perché Teheran chiede garanzie sulla fine degli attacchi israeliani e sul ritiro dal sud del Libano, mentre Washington punta a evitare che il confronto con l’Iran riapra il fronte con Hezbollah.
Gaza, allarme epidemie e nuovo scontro sull’Unrwa
A Gaza, intanto, peggiora l’emergenza sanitaria. Con il collasso dei servizi essenziali, la carenza di acqua pulita e l’accumulo di rifiuti, cresce il rischio di epidemie nella Striscia. Fonti locali citate dall’agenzia palestinese Wafa riferiscono anche di un nuovo attacco israeliano nel nord di Gaza: un drone avrebbe colpito un gruppo di persone vicino alla stazione di servizio di al-Helou, uccidendo tre civili.
Si apre inoltre un nuovo scontro sul futuro degli aiuti. Il “Board of Peace”, organismo a guida Usa incaricato della gestione postbellica di Gaza, ha escluso un ruolo futuro dell’Unrwa nella Striscia: “L’Unrwa non ha posto nella nuova Gaza”, si legge in una nota diffusa su X. Israele ha già limitato le attività dell’agenzia Onu per i rifugiati palestinesi, ma le sue strutture restano centrali nella distribuzione degli aiuti umanitari.





