Guo Wengui, il magnate cinese in esilio che si era reinventato negli Stati Uniti come paladino della democrazia e feroce critico del Partito Comunista Cinese, è stato condannato a trent’anni di carcere per una colossale frode finanziaria. La sentenza, pronunciata lunedì a Manhattan dalla giudice Analisa Torres, chiude una vicenda che ha travolto più di mille investitori in tutto il mondo. Guo, noto anche come Miles Guo o Ho Wan Kwok, dovrà inoltre restituire 889 milioni di dollari. Secondo la giuria, che lo ha riconosciuto colpevole nel 2024 di frode, riciclaggio e reati finanziari, il miliardario avrebbe sfruttato la fiducia di chi lo considerava un simbolo di libertà, appropriandosi dei loro risparmi per finanziare una vita di lusso nel suo attico con vista su Central Park.
Durante l’udienza, la giudice ha letto le lettere di alcune vittime: persone che hanno perso tutto, dai risparmi di una vita alle relazioni familiari, travolte dal senso di vergogna e dal peso del fallimento. “Ha distrutto la mia vita e quella della mia famiglia”, ha testimoniato Wei Chen, una delle investitrici truffate. Guo, che aveva lasciato la Cina nel 2015 dopo aver accumulato una fortuna nel settore immobiliare, si è difeso sostenendo di essere vittima di una persecuzione orchestrata da Pechino. I suoi avvocati hanno descritto la condanna come un successo per la propaganda del Partito Comunista, che da anni lo considera un nemico da eliminare.
Negli Stati Uniti, Guo aveva costruito un’immagine di dissidente glamour, circondato da alleati influenti. Tra questi, Steve Bannon, con cui fondò il movimento “New Federal State of China”, una piattaforma di opposizione al regime di Xi Jinping. Bannon stesso era stato arrestato nel 2020 sullo yacht di Guo, in un caso di appropriazione indebita legato alla raccolta fondi per il muro al confine con il Messico.





