La “stagione dei matrimoni” è quel momento della vita in cui se sei in età da “marito” o da “moglie” lo sono anche quasi tutti i tuoi amici. Questo vuol dire che gran parte dei weekend estivi diventano una sorta di tour obbligato tra cerimonie, pranzi infiniti e contributi economici che fanno rimpiangere persino le tasse. Il fenomeno continua a essere tutt’altro che marginale. Secondo gli ultimi dati Istat nel 2023 in Italia sono stati celebrati circa 184 mila matrimoni, un numero in lieve crescita rispetto agli anni successivi alla pandemia. Nel frattempo è cambiato anche il modo di sposarsi. Aumenta l’età media degli sposi, cresce il ricorso al rito civile e il matrimonio è sempre più spesso il risultato di una lunga pianificazione economica oltre che sentimentale.
Quindi, il punto è che partecipare a un matrimonio sta diventando economicamente e temporalmente proibitivo. Le cose sono andate peggiorando progressivamente, con una vera impennata negli ultimi anni. Non è soltanto una sensazione come dimostrano le più recenti rilevazioni del settore wedding. Oggi organizzare un matrimonio in Italia costa mediamente tra i 25 e i 30 mila euro, con una spesa che per circa cento invitati supera i 230 euro a persona. Negli ultimi anni il budget medio è cresciuto di circa il 9%, complice l’aumento dei costi di location, catering, energia e servizi.
Prima il matrimonio era sì un evento importante, con il suo carico di investimenti, ma tendenzialmente restava dentro una dimensione più “spirituale” e umana, forse meno cinematografica. Insomma, fino a qualche anno fa si deridevano quei programmi televisivi pieni di matrimoni sfarzosi al limite del buon gusto, tra sprechi e assurdità varie, mentre ora molte di quelle dinamiche sembrano essersi normalizzate.
Nuove tradizioni
Partiamo da una tradizione importata dagli Stati Uniti di cui nessuno sentiva sinceramente il bisogno. Si tratta dell’addio al nubilato o al celibato festeggiato in trasferta. Le amiche o gli amici degli sposi si ritrovano ad avere una sorta di obbligo morale non scritto di organizzare, circa un mese prima del matrimonio, un viaggio interamente finanziato da loro. La destinazione è una sorpresa, ma il contenuto è sempre lo stesso: una festa continua e un conto che cresce.
E no, non si tratta di cifre simboliche, soprattutto quando si decide di attraversare un confine. Una sorta di regalo extra agli sposi, che si andrà a sommare al generoso contributo del regalo ufficiale che ormai si versa direttamente via bonifico sull’IBAN inserito nelle partecipazioni. Una pratica che a molti continua a far storcere il naso, ma che ormai ha preso talmente piede da essere diventata una nuova tradizione non dichiarata. Se, dunque, un tempo si poteva contribuire al regalo in base alle proprie possibilità, oggi sembra quasi che ci si aspetti una cifra “adeguata” al tenore del matrimonio, una sorta di rimborso per le spese sostenute dagli sposi.
C’è poi chi decide di sposarsi fuori dalla propria città d’origine e questo si traduce nell’ennesimo esborso da parte degli invitati per viaggio e pernottamento di una o due notti a seconda della meta scelta dagli sposi. Solo in alcuni casi queste spese vengono coperte da chi invita, ma ovviamente si tratta di una scelta discrezionale. Quindi sia per gli organizzatori che per gli invitati il matrimonio rappresenta ormai una voce di spesa tutt’altro che marginale. Oltre al regalo bisogna, infatti, mettere in conto il viaggio, l’eventuale pernottamento, l’abbigliamento e, per gli amici più stretti, la partecipazione all’addio al celibato o al nubilato. Secondo le stime del settore il contributo economico lasciato nella tradizionale “busta” oscilla mediamente tra i 100 e i 200 euro a persona, con cifre che aumentano sensibilmente nel caso di parenti stretti, testimoni o componenti del corteo nuziale.
Se non bastasse già tutto questo, ai costi vanno aggiunti anche quelli per i benedetti abiti da cerimonia. Nell’era dei social, in cui ogni evento viene immortalato e archiviato, ripetere lo stesso outfit tra una cerimonia e l’altra è diventato quasi un peccato capitale estetico.
I sovrapprezzi dei matrimoni
Se abbiamo detto che per gli invitati partecipare a un matrimonio nel 2026 è economicamente impegnativo, anche gli sposi non hanno vita semplice, soprattutto perché le tariffe dedicate ai matrimoni, a parità di servizio rispetto a un qualsiasi altro evento, sono spesso più elevate. Resta famoso un episodio circolato nel 2022 a Roma, in un ristorante sull’Appia Antica, dove una coppia prenotò un pranzo per circa venti persone senza specificare che si trattasse di un matrimonio, proprio per evitare il sovrapprezzo. Ne nacque un caso quando il titolare si accorse della natura dell’evento vedendo gli sposi in abiti nuziali e si irritò per il fatto che non fosse stato dichiarato in anticipo. La coppia, dal canto suo, replicò sostenendo che comunicarlo avrebbe comportato un costo maggiore. La polemica piuttosto accesa finì sui giornali, per le tariffe “da matrimonio” applicate da alcuni ristoratori rispetto agli eventi ordinari.
Le spese degli sposi
Anche volendo risparmiare su alcune voci, organizzare un matrimonio è diventato un investimento importante. Oggi il budget medio per nozze con circa cento invitati oscilla tra i 25.000 e i 30.000 euro, ma una quota significativa delle coppie supera anche questa soglia. Non a caso, oltre un terzo degli sposi dichiara di aver sforato il budget inizialmente previsto.
La location si colloca mediamente tra i 2.000 e i 10.000 euro, con oscillazioni legate più al contesto che alla funzione reale dello spazio. Il catering, una delle voci principali, si aggira tra gli 80 e i 200 euro a persona, rendendo il numero degli invitati una variabile tutt’altro che neutra. L’abito della sposa può costare mediamente tra i 1.000 e i 5.000 euro, mentre quello dello sposo resta generalmente su cifre inferiori, ma pur sempre significative. Fotografo e video si posizionano tra i 1.500 e i 4.000 euro, perché la documentazione dell’evento è ormai parte integrante dell’evento stesso. Fiori e allestimenti oscillano tra i 500 e i 3.000 euro, a seconda del livello di personalizzazione richiesto.
A questo si aggiunge un insieme di costi collaterali che spesso vengono sottovalutati come quelli per la musica, trucco, parrucchiere, partecipazioni, bomboniere, wedding planner e trasporti. Presi singolarmente sembrano tutti costi marginali, ma nel complesso trasformano quella che nasce come una giornata di festa in un progetto economico estremamente articolato.
Il ricevimento continua a rappresentare la voce più pesante del bilancio familiare, assorbendo da solo circa il 40-50% della spesa complessiva. Seguono fotografie e video, abiti, allestimenti floreali e intrattenimento musicale, a dimostrazione di come il matrimonio contemporaneo sia sempre più costruito come un’esperienza da documentare e condividere prima ancora che da vivere.
Il risultato è che il matrimonio, pur restando uno dei momenti simbolicamente più importanti della vita di una coppia, si sta trasformando sempre più in un grande impegno economico. Se per gli sposi significa pianificare un investimento paragonabile all’acquisto di un’automobile, per amici e parenti rappresenta ormai una voce stabile del bilancio annuale. Ci si chiede, quindi, se l’amore continui a essere il protagonista della giornata.
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