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Abbas Araghchi, Ministro degli esteri Iran

Teheran avverte Washington: “Impedisca a Israele di compromettere la pace”. Witkoff e Araghchi verso la Svizzera

sabato, 20 Giugno 2026
3 minuti di lettura

L’Iran è pronto ad andare avanti con l’intesa firmata con gli Stati Uniti, ma chiede a Washington di dimostrare subito di poterla applicare e di impedire a Israele di far saltare il processo. È il messaggio arrivato da Teheran alla vigilia del primo round di colloqui in Svizzera, dove è atteso l’inviato della Casa Bianca Steve Witkoff. Secondo fonti statunitensi citate da Axios, Witkoff è in viaggio per avviare i negoziati con l’Iran sul dossier nucleare e sull’attuazione del memorandum. Jared Kushner, altro emissario di Donald Trump, sarebbe già a Lucerna, dove si trova anche il premier del Qatar, Paese mediatore.

Anche il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi dovrebbe partire oggi per la Svizzera, se l’evoluzione sul terreno lo consentirà. I colloqui, inizialmente attesi ieri, erano stati rinviati dopo la cancellazione del viaggio del vicepresidente americano J.D. Vance. La Svizzera aveva confermato che l’incontro non si sarebbe svolto nei tempi previsti, senza fornire dettagli. L’arrivo di Witkoff indica ora il tentativo della Casa Bianca di salvare il calendario e aprire comunque la fase negoziale.

Il viceministro degli Esteri iraniano Saeed Khatibzadeh ha definito la prossima tornata “molto seria e intensa”, spiegando che l’obiettivo è riportare stabilità nella regione dopo mesi di guerra. Ma ha posto una condizione politica precisa: gli Stati Uniti devono dare seguito a ciò che hanno firmato e garantire che Israele non comprometta l’intesa. “Teheran è pronta a procedere passo dopo passo e a continuare il processo diplomatico con Washington, se l’altra parte dimostrerà la stessa serietà”, ha detto Khatibzadeh ad Al Jazeera. Secondo il viceministro, la prosecuzione della guerra da parte di Israele avrebbe “gravi e immediate conseguenze”.
Trump ha rivendicato di aver spinto Israele ad accettare il cessate il fuoco in Libano, definendolo “un punto positivo”. Ma a Washington cresce la preoccupazione che il governo di Benjamin Netanyahu possa sabotare l’accordo. Secondo il Washington Post, l’intelligence americana avrebbe avvertito l’amministrazione che il premier israeliano potrebbe intensificare le operazioni contro Hezbollah per ragioni di sopravvivenza politica interna, in vista delle prossime elezioni.

Il nodo Libano

Il fronte più fragile resta infatti il Libano, che Teheran considera parte integrante del memorandum con Washington perché direttamente coinvolto nel conflitto regionale. Il cessate il fuoco tra Israele e Hezbollah, presentato come premessa necessaria per sbloccare i negoziati, è già stato messo alla prova da nuovi raid israeliani nel Sud del Paese. L’agenzia libanese Nna ha riferito di almeno cinque morti, tra cui un soldato, mentre un attacco sul villaggio di Barish avrebbe ucciso quattro membri della stessa famiglia. L’esercito libanese ha parlato di “brutale aggressione israeliana” e ha accusato Israele di voler ostacolare ogni soluzione capace di riportare stabilità.

Le Forze di difesa israeliane hanno sostenuto di aver colpito obiettivi di Hezbollah dopo il lancio di oltre cinquanta proiettili contro i propri soldati nel Libano meridionale. Hezbollah rivendica invece il diritto di rispondere finché le truppe israeliane resteranno nel Paese. È qui che la richiesta iraniana diventa concreta: non basta firmare un memorandum, Washington deve dimostrare di poter impedire nuove escalation del proprio alleato. Senza una tregua reale in Libano, l’intero percorso negoziale rischia di restare sospeso prima ancora dell’apertura dei colloqui svizzeri.

Hormuz e fondi congelati

Il memorandum prevede sessanta giorni di negoziato per trasformare l’intesa preliminare in un accordo più ampio. Al centro ci sono il programma nucleare iraniano, la riapertura stabile dello Stretto di Hormuz, la rimozione del blocco navale americano e l’alleggerimento delle sanzioni. Trump ha avvertito che, se l’intesa saltasse, “il petrolio smetterebbe improvvisamente di passare attraverso lo Stretto”, mentre ora, ha detto, “molte navi stanno uscendo da Hormuz”.

Teheran guarda anche alla parte economica dell’accordo. Il vicepresidente iraniano Mohammad Jafar Ghaempanah ha detto che i beni congelati dell’Iran, per un valore complessivo di 25 miliardi di dollari, saranno sbloccati “gradualmente e completamente” e destinati a infrastrutture, corridoi, strade e aeroporti. Secondo il Wall Street Journal, Stati Uniti e Qatar stanno inoltre lavorando a un meccanismo per consentire all’Iran l’accesso a 6 miliardi di dollari vincolati a spese umanitarie, inclusi medicinali e generi alimentari.
Anche il Pakistan segue da vicino la trattativa. Il ministro dell’Interno Mohsin Naqvi è diretto a Teheran per incontrare alti funzionari iraniani e discutere lo stato di avanzamento dei negoziati. La sua presenza conferma il ruolo dei mediatori regionali nel tentativo di impedire che il fragile accordo tra Washington e Teheran venga travolto dal fronte libanese.

Redazione

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“La Discussione” è una testata giornalistica italiana fondata nel 1953 da Alcide De Gasperi, uno dei padri fondatori dell’Italia moderna e leader di spicco nella storia politica del nostro paese.

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