Donald Trump ha rivendicato la fine della guerra con l’Iran e ha presentato come quasi concluso il memorandum d’intesa con Teheran. La giornata si è però chiusa senza conferme definitive e con versioni ancora divergenti sui contenuti dell’accordo. Il Presidente americano ha detto di avere “ottenuto tutto quello che volevamo” e ha sostenuto che l’Iran avrebbe accettato di non dotarsi mai di armi nucleari, definendo questo punto “il 95 per cento della questione”. Secondo Nbc News, un nuovo attacco americano contro obiettivi iraniani sarebbe stato annullato a tre ore dal lancio dopo la notizia del possibile accordo.
La tensione resta alta anche nello Stretto di Hormuz. Le forze statunitensi hanno riferito di avere abbattuto due droni iraniani diretti contro navi in transito, assicurando che il traffico marittimo proseguiva. Teheran ha invece accusato Washington per l’attacco dei giorni scorsi contro una petroliera battente bandiera di Palau al largo dell’Oman, nel quale sarebbero morti tre marinai indiani. Sul piano politico, Trump ha rivendicato una linea solitaria e ha definito Europa e G7 “irrilevanti” nella crisi iraniana. “Abbiamo vinto la guerra da soli”, ha detto. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha replicato che l’Europa “non era, non è e non sarà in guerra con l’Iran”, ma continua a fare la propria parte per garantire il traffico marittimo nel Mar Rosso. Qatar e Pakistan restano tra i principali mediatori, mentre l’Egitto ha invitato le parti a cogliere “l’opportunità disponibile” per chiudere la guerra e aprire una nuova fase di stabilità regionale. Per ora, però, l’accordo resta più una promessa politica che un testo definitivo.
Le versioni sulla bozza
Sul memorandum restano versioni contrastanti. Secondo Reuters, Bloomberg e Axios, l’intesa preliminare potrebbe essere firmata già domani a Ginevra dal vicepresidente statunitense J.D. Vance e dal presidente del Parlamento iraniano Mohammad Ghalibaf. Teheran frena: Fars, vicina ai Pasdaran, ha definito la firma in Svizzera “un’illusione americana”, mentre il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha ammesso che il testo “non è mai stato così vicino” alla conclusione, invitando però a non speculare prima della finalizzazione. Anche sui contenuti le versioni divergono. Per Axios, il memorandum avrebbe due tempi: prima il congelamento del conflitto, la riapertura di Hormuz e un cessate il fuoco di sessanta giorni, anche in Libano; poi il negoziato su nucleare e revoca delle sanzioni, con l’allentamento economico condizionato al rispetto degli impegni di Teheran.
Le fonti iraniane descrivono invece una bozza più favorevole alla Repubblica islamica, con sospensione delle sanzioni su petrolio e petrolchimico, sblocco di 24 miliardi di dollari congelati all’estero e nessuna rinuncia al controllo di Hormuz. Secondo Irna, missili balistici e sostegno ai gruppi armati regionali resterebbero fuori dall’agenda. Trump ha respinto le anticipazioni iraniane come “fake news”, sostenendo che non avrebbero “nulla a che fare” con i termini concordati per iscritto. “L’Iran farebbe meglio a rimettersi in riga, e in fretta”, ha scritto su Truth. Resta aperto anche il nodo dell’uranio altamente arricchito: secondo Axios, Trump avrebbe accettato la diluizione del materiale in Iran sotto supervisione Onu, dopo mesi in cui Washington aveva chiesto la rimozione completa delle scorte.
Israele e il fronte libanese
Israele osserva la trattativa con forte diffidenza. Benjamin Netanyahu ha ribadito che “finché sarà primo ministro” l’Iran non avrà armi nucleari e ha detto di essere in pieno accordo con Trump su questo punto. Il ministro della Difesa Israel Katz ha però chiarito che Israele non intende ritirarsi dalle “zone di sicurezza” in Libano, Siria e Gaza e che l’esercito deve restare pronto ad agire in autonomia contro il programma nucleare iraniano. Secondo la Cnn, il governo israeliano starebbe facendo pressione su Washington per evitare che l’accordo comporti lo scongelamento dei beni iraniani.
Il Libano resta uno dei nodi più delicati. Hezbollah si è detto fiducioso che Teheran insisterà perché il Paese sia incluso nell’intesa. Nelle stesse ore, però, l’esercito israeliano ha ordinato l’evacuazione di tre località nel distretto di Sidone e ha rivendicato circa 310 obiettivi di Hezbollah colpiti nell’ultima settimana, con circa 80 miliziani uccisi. Il gruppo sciita ha a sua volta rivendicato attacchi contro soldati e veicoli militari israeliani a Chamaa, nel sud del Libano. Due caschi blu malesi dell’Unifil sono rimasti lievemente feriti in un attacco contro un convoglio logistico vicino al villaggio di Harris.






Non ci resta che aspettare la quarantesima proposta di pace di Trump.