Nessun elemento nuovo tale da giustificare una revisione del provvedimento di grazia concesso a Nicole Minetti. È la conclusione alla quale è giunta la Procura Generale presso la Corte d’Appello di Milano al termine degli approfondimenti richiesti dalla Presidenza della Repubblica e sollecitati dal Ministero della Giustizia dopo le notizie di stampa che avevano sollevato dubbi sulla sussistenza delle condizioni che avevano portato alla concessione della misura di clemenza. A renderlo noto è il Quirinale, che in una nota sottolinea come l’autorità giudiziaria competente abbia svolto “accurate verifiche in ogni direzione necessaria”, avvalendosi anche degli organismi di polizia italiani e dell’Interpol. Gli accertamenti, si legge, hanno riguardato i fatti riportati dagli organi di informazione e si sono conclusi con la constatazione che tali circostanze “non corrispondono al vero”.
Il Presidente della Repubblica ha quindi preso atto delle conclusioni della Procura Generale di Milano, ribadendo la propria fiducia nella magistratura e rilevando che non emergono motivi per una rivalutazione del decreto di grazia già adottato.
La nota
La Presidenza della Repubblica ricorda inoltre che la concessione della grazia segue criteri consolidati e applicati in modo uniforme. Da oltre undici anni, viene evidenziato nella nota, quando una richiesta è accompagnata dal parere favorevole degli organi giudiziari competenti, il Capo dello Stato concede abitualmente il provvedimento senza lasciarsi influenzare da valutazioni estranee alle finalità umanitarie che caratterizzano l’istituto della grazia. Il Quirinale interviene anche sulle polemiche relative alla presunta mancanza di trasparenza nella gestione del caso. La Presidenza sottolinea infatti che non vi è stata alcuna procedura eccezionale né alcuna forma di segretezza inconsueta. Nella maggior parte dei casi, spiega la nota, la concessione della grazia non viene accompagnata da un comunicato ufficiale proprio per tutelare dati particolarmente sensibili, che possono riguardare condizioni di salute, vicende familiari, minori o altre situazioni personali delicate.
Per chiarire ulteriormente la prassi seguita, il Quirinale fornisce anche alcuni dati relativi all’attuale mandato presidenziale. Negli oltre quattro anni trascorsi dall’inizio della legislatura sono state concesse complessivamente 42 grazie. Di queste, soltanto 12 sono state rese pubbliche attraverso un comunicato ufficiale, mentre negli altri 30 casi non è stata diffusa alcuna nota proprio per evitare la divulgazione di informazioni riservate.
La Presidenza della Repubblica rivendica dunque la piena conformità del caso Minetti alle procedure normalmente adottate e ribadisce il rispetto delle norme che vietano la diffusione di dati sensibili connessi ai provvedimenti di clemenza.





