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Ebola Congo

Ebola, l’Italia alza il livello di allerta: sorveglianza sanitaria per il personale in arrivo da Congo e Uganda

mercoledì, 20 Maggio 2026
2 minuti di lettura

Scatta anche in Italia il rafforzamento delle misure di prevenzione contro il rischio di diffusione del virus Ebola. Il ministero della Salute ha disposto l’attivazione della sorveglianza sanitaria per il personale impiegato nelle aree interessate dal focolaio nella Repubblica Democratica del Congo e in Uganda.

L’intervento del dipartimento di prevenzione

La decisione è contenuta in una circolare firmata dal capo del Dipartimento Prevenzione, Maria Rosaria Campitiello, che richiama il principio della “massima cautela” di fronte all’espansione dell’epidemia legata al virus Bundibugyo, una variante dell’Ebola. “Considerate le incertezze sulla grandezza e sulla diffusione geografica dell’evento epidemico, la potenziale gravità dell’infezione e l’assenza di terapie o vaccini specifici approvati”, si legge nel documento, “si ritiene necessario applicare misure di vigilanza nei confronti del personale di organizzazioni governative, non governative e cooperanti provenienti da tutti i territori della Repubblica Democratica del Congo e dell’Uganda”.

Il rischio planetario

L’allarme internazionale è cresciuto rapidamente nelle ultime ore. Secondo quanto riportato dalle autorità congolesi e rilanciato dalla Bbc, l’epidemia ha già provocato almeno 131 morti, mentre i casi sospetti hanno superato quota 513. Il contagio, inizialmente circoscritto, si starebbe ora diffondendo in aree sempre più ampie del Paese.

In Paesi colpiti

Anche l’Uganda registra i primi casi confermati: secondo i Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) degli Stati Uniti, nel Paese si contano due infezioni accertate e un decesso.

L’emergenza globale dichiarata dall’Oms

Di fronte all’aggravarsi della situazione, l’Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato l’epidemia “emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale”, uno dei più alti livelli di allerta previsti dal regolamento sanitario globale. Il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha spiegato di aver assunto la decisione per la rapidità con cui il virus si sta diffondendo tra Congo e Uganda. “Sono profondamente preoccupato per la portata e la velocità dell’epidemia”, ha dichiarato nel corso della riunione annuale degli Stati membri dell’organizzazione.

I casi monitorati

Tedros ha inoltre confermato che i casi registrati nella Repubblica Democratica del Congo provengono principalmente dalla provincia nord-orientale di Ituri, mentre in Uganda il contagio ha raggiunto anche la capitale Kampala. Tra i casi monitorati figura anche un cittadino statunitense risultato positivo e successivamente trasferito in Germania.

Rassicurare la popolazione

Le autorità congolesi cercano intanto di rassicurare la popolazione, sottolineando che le squadre sanitarie sono impegnate nel tracciamento e nell’isolamento dei casi sospetti. Tuttavia, l’identificazione di nuovi focolai in diverse aree del Paese – tra cui Nyakunde, Butembo e la città di Goma – alimenta il timore di un’ulteriore espansione dell’epidemia.

Scatta il blocco negli USA

Nel frattempo gli Stati Uniti hanno deciso di sospendere per 30 giorni l’ingresso nel Paese ai cittadini stranieri che negli ultimi 21 giorni siano transitati nelle aree colpite dal virus: Uganda, Repubblica Democratica del Congo e Sud Sudan. Il provvedimento dei Cdc americani viene motivato con la necessità di “proteggere la salute degli Stati Uniti dal grave rischio rappresentato dall’introduzione della malattia da virus Ebola”.

L’Africa chiede solidarietà non chiusure

Una scelta che però trova le perplessità dell’Africa Cdc, l’agenzia sanitaria dell’Unione Africana, secondo cui restrizioni drastiche ai viaggi e chiusure delle frontiere rischiano di produrre effetti limitati sul piano sanitario, causando invece pesanti conseguenze economiche e umanitarie. “L’Africa ha bisogno di solidarietà, non di stigma”, ha sottolineato l’agenzia, invitando i governi a evitare misure dettate dalla paura e a privilegiare il coordinamento sanitario internazionale nella gestione dell’emergenza.

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