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Putin apre ai negoziati ma il Cremlino avverte: “La guerra finirà con una vittoria russa”

Putin apre ai negoziati ma il Cremlino avverte: “La guerra finirà con una vittoria russa”

Mosca propone colloqui e indica Schröder come possibile mediatore con l’Ue. Berlino parla di “false offerte”, mentre Peskov frena sugli accordi: “La questione ucraina è troppo complicata”. Continuano intanto gli scontri lungo il fronte nonostante la tregua del Giorno della Vittoria
lunedì, 11 Maggio 2026
2 minuti di lettura

Le aperture di Vladimir Putin sui negoziati e sul possibile coinvolgimento dell’Unione europea sono state subito accompagnate da una nuova stretta retorica del Cremlino.

Dopo aver dichiarato sabato che “il conflitto ucraino sta volgendo al termine”, ieri il portavoce Dmitry Peskov ha ribadito che la guerra “si concluderà con una vittoria” russa. Due messaggi solo apparentemente contraddittori, arrivati mentre sul terreno continuano combattimenti, attacchi con droni e accuse reciproche di violazione della tregua annunciata per le celebrazioni del Giorno della Vittoria.

“Questa è la nostra guerra. E la vinceremo”, ha dichiarato Peskov alla Tass, insistendo però anche sulla disponibilità russa a proseguire i colloqui. “La parte americana ha fretta, ma la questione ucraina è troppo complicata”, ha aggiunto alla televisione di Stato VGTRK, definendo il percorso verso un accordo “lungo e complesso”.

Putin ha inoltre aperto alla possibilità di negoziati in un Paese terzo e persino a un incontro diretto con Volodymyr Zelensky. “Se Zelensky è disposto, è il benvenuto a Mosca”, ha affermato il presidente russo, precisando però che eventuali colloqui dovrebbero servire esclusivamente alla firma di un accordo definitivo. Per il Cremlino, un vertice tra i due leader avrebbe senso solo per “finalizzare accordi”, non per riaprire trattative indefinite.

Schröder e reazione di Berlino

La vera sorpresa politica riguarda però il rapporto con l’Europa. Putin ha dichiarato di non escludere contatti con l’Unione europea e ha indicato l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder come possibile mediatore. Il nome non è casuale. Schröder mantiene da anni stretti rapporti con il Cremlino ed è stato consulente di Gazprom. Berlino ha reagito con freddezza.

Fonti del governo tedesco hanno parlato di “false offerte” e di una “ben nota strategia ibrida” russa, aggiungendo che “un primo banco di prova per la credibilità sarebbe che la Russia prorogasse la tregua”. L’ufficio dell’ex cancelliere ha invece scelto il silenzio, limitandosi a un “no comment”.

Ccontatti con Washington

Mosca continua intanto a mantenere aperto il canale con Washington. Il consigliere presidenziale Yuri Ushakov ha annunciato che gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner dovrebbero recarsi “abbastanza presto” nella capitale russa “per continuare il dialogo”.

Il Cremlino conferma così la volontà di mantenere i contatti con l’amministrazione Trump, pur raffreddando le aspettative su una soluzione rapida del conflitto.

Sicurezza a Mosca e tregue violate

Le dichiarazioni arrivano dopo una celebrazione del Giorno della Vittoria insolitamente prudente. La tradizionale parata sulla Piazza Rossa è stata ridotta rispetto agli anni precedenti, senza l’esposizione di missili balistici e armamenti moderni, mentre Mosca è rimasta sotto pesanti misure di sicurezza per il timore di attacchi ucraini con droni.

Il Cremlino aveva confermato un rafforzamento della protezione attorno a Putin a causa di quella che Peskov ha definito una “minaccia terroristica” proveniente dall’Ucraina. Sul terreno, però, la tregua resta fragile. Russia e Ucraina continuano ad accusarsi reciprocamente di violazioni del cessate il fuoco concordato fino all’11 maggio. Secondo Kiev, nelle ultime 24 ore almeno tre persone sono morte in attacchi russi nelle regioni di Zaporizhzhia, Dnipropetrovsk e Kherson, mentre quasi 150 scontri sarebbero stati registrati lungo la linea del fronte.

Le autorità ucraine parlano inoltre di almeno 17 feriti, tra cui diversi bambini, colpiti durante raid con droni e artiglieria. Mosca sostiene invece che le forze ucraine abbiano lanciato migliaia di attacchi con droni e centinaia di bombardamenti contro posizioni russe e infrastrutture civili nelle zone di confine. Il ministero della Difesa russo ha parlato di oltre seimila attacchi con droni e più di 600 colpi di artiglieria e razzi contro le proprie postazioni.

Il nodo Donbass

In questo quadro, mentre il presidente ucraino Zelensky celebrava la Festa della Mamma definendo le donne ucraine “simbolo di resilienza e coraggio”, dal Cremlino arrivava un altro messaggio destinato a irrigidire il confronto. Secondo Ushakov, Kiev sa già che “dovrà cedere il Donbass”. Una dichiarazione che mostra come, dietro le aperture negoziali di Mosca, restino immutate le condizioni politiche fondamentali poste dalla Russia per qualsiasi accordo futuro.

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