Hantavirus, a oggi non risultano casi umani sul territorio italiano. È il primo chiarimento diffuso ieri dall’Istituto superiore di sanità dopo il focolaio registrato su una nave da crociera e segnalato il 2 maggio dall’Organizzazione mondiale della sanità. Ricordiamo i numeri: tre morti, cinque infezioni confermate e due casi sospetti su una nave da crociera con 147 persone tra passeggeri e membri dell’equipaggio. Un vero e proprio focolaio che ha spinto quindi l’Istituto superiore di sanità a pubblicare una scheda informativa sugli hantavirus, dopo la segnalazione diffusa il 2 maggio dall’Organizzazione mondiale della sanità. Secondo le prime analisi, il virus coinvolto sarebbe l’hantavirus delle Ande, noto anche come Andes virus, una variante presente soprattutto in Argentina e Cile. Al 6 maggio risultano identificati sette casi, tre dei quali appunto mortali.
Gli hantavirus appartengono alla famiglia dei virus zoonotici. Infettano naturalmente i roditori e possono passare all’uomo attraverso il contatto con urine, saliva o feci contaminate. L’infezione si verifica soprattutto durante attività di pulizia in ambienti infestati oppure in aree rurali, fattorie, boschi e campi dove la presenza di roditori è elevata.
Polmoni e cuore
Nelle Americhe gli hantavirus possono provocare la sindrome cardiopolmonare da hantavirus, una patologia che colpisce polmoni e cuore e può evolvere rapidamente. In Europa e in Asia prevale invece la febbre emorragica con sindrome renale, che interessa soprattutto reni e vasi sanguigni. Il focolaio della nave da crociera ha attirato l’attenzione internazionale perché il virus delle Ande rappresenta l’unico hantavirus per cui sia stata documentata una limitata trasmissione interumana. I casi registrati in passato hanno riguardato soprattutto contatti stretti e prolungati in ambito familiare o sanitario.
L’Istituto superiore di sanità precisa però che le infezioni restano rare a livello globale. Nel 2025, nei Paesi delle Americhe, sono stati registrati 229 casi e 59 decessi, con un tasso di letalità del 25,7%. In Europa, nel 2023, le infezioni segnalate sono state 1.885, pari a 0,4 casi ogni 100 mila abitanti, il dato più basso degli ultimi cinque anni.
I sintomi
I sintomi possono comparire da una a otto settimane dopo l’esposizione. La fase iniziale comprende febbre, mal di testa, dolori muscolari, brividi, nausea, vomito, diarrea e dolori addominali. Nei casi più gravi compaiono difficoltà respiratorie improvvise e cali della pressione arteriosa. Non esistono vaccini né antivirali specifici contro gli hantavirus. Le cure si concentrano sul monitoraggio clinico e sul trattamento delle complicanze respiratorie, cardiache e renali. L’accesso tempestivo alla terapia intensiva migliora le possibilità di sopravvivenza nei pazienti più gravi.
Secondo il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, il rischio per la popolazione europea resta “molto basso”. Le autorità portuali europee hanno comunque ricevuto indicazioni per adottare dispositivi di protezione individuale e precauzioni specifiche in presenza di casi sospetti.
Precauzioni
L’Ecdc sottolinea inoltre che il serbatoio naturale del virus delle Ande non è presente in Europa, elemento che rende improbabile una diffusione stabile del virus tra i roditori europei e un successivo contagio animale-uomo nel continente. Tra le misure di prevenzione indicate dall’Iss figurano la pulizia accurata degli ambienti, la conservazione di cibo e rifiuti in contenitori chiusi e la chiusura di crepe o aperture che favoriscono l’ingresso dei roditori negli edifici.
Gli esperti raccomandano anche di evitare di spazzare o aspirare a secco superfici contaminate da escrementi o urine di roditori, per ridurre il rischio di dispersione nell’aria delle particelle virali. Prima della pulizia è consigliato inumidire le superfici con detergenti o disinfettanti e lavare accuratamente le mani dopo ogni attività a rischio.
Per il virus delle Ande, l’Iss ricorda infine l’importanza delle normali precauzioni contro le malattie respiratorie: igiene delle mani, copertura di bocca e naso durante tosse o starnuti e distanziamento nei contatti ravvicinati.






