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Woman scientist and man doctor studying virus expertise in medicine lab working with professional technology equipment. Multiethnic team of medical researchers working together to discovering a cure against rare disease

Hantavirus, l’Iss rassicura: “Nessun caso in Italia”. Tre morti nel focolaio sulla nave da crociera

L’Organizzazione mondiale della sanità monitora sette infezioni legate al virus delle Ande. Il rischio per l’Europa resta molto basso, ma scattano le indicazioni su sintomi, contagio e prevenzione
sabato, 9 Maggio 2026
2 minuti di lettura

Hantavirus, a oggi non risultano casi umani sul territorio italiano. È il primo chiarimento diffuso ieri dall’Istituto superiore di sanità dopo il focolaio registrato su una nave da crociera e segnalato il 2 maggio dall’Organizzazione mondiale della sanità. Ricordiamo i numeri: tre morti, cinque infezioni confermate e due casi sospetti su una nave da crociera con 147 persone tra passeggeri e membri dell’equipaggio. Un vero e proprio focolaio che ha spinto quindi l’Istituto superiore di sanità a pubblicare una scheda informativa sugli hantavirus, dopo la segnalazione diffusa il 2 maggio dall’Organizzazione mondiale della sanità. Secondo le prime analisi, il virus coinvolto sarebbe l’hantavirus delle Ande, noto anche come Andes virus, una variante presente soprattutto in Argentina e Cile. Al 6 maggio risultano identificati sette casi, tre dei quali appunto mortali.

Gli hantavirus appartengono alla famiglia dei virus zoonotici. Infettano naturalmente i roditori e possono passare all’uomo attraverso il contatto con urine, saliva o feci contaminate. L’infezione si verifica soprattutto durante attività di pulizia in ambienti infestati oppure in aree rurali, fattorie, boschi e campi dove la presenza di roditori è elevata.

Polmoni e cuore

Nelle Americhe gli hantavirus possono provocare la sindrome cardiopolmonare da hantavirus, una patologia che colpisce polmoni e cuore e può evolvere rapidamente. In Europa e in Asia prevale invece la febbre emorragica con sindrome renale, che interessa soprattutto reni e vasi sanguigni. Il focolaio della nave da crociera ha attirato l’attenzione internazionale perché il virus delle Ande rappresenta l’unico hantavirus per cui sia stata documentata una limitata trasmissione interumana. I casi registrati in passato hanno riguardato soprattutto contatti stretti e prolungati in ambito familiare o sanitario.

L’Istituto superiore di sanità precisa però che le infezioni restano rare a livello globale. Nel 2025, nei Paesi delle Americhe, sono stati registrati 229 casi e 59 decessi, con un tasso di letalità del 25,7%. In Europa, nel 2023, le infezioni segnalate sono state 1.885, pari a 0,4 casi ogni 100 mila abitanti, il dato più basso degli ultimi cinque anni.

I sintomi

I sintomi possono comparire da una a otto settimane dopo l’esposizione. La fase iniziale comprende febbre, mal di testa, dolori muscolari, brividi, nausea, vomito, diarrea e dolori addominali. Nei casi più gravi compaiono difficoltà respiratorie improvvise e cali della pressione arteriosa. Non esistono vaccini né antivirali specifici contro gli hantavirus. Le cure si concentrano sul monitoraggio clinico e sul trattamento delle complicanze respiratorie, cardiache e renali. L’accesso tempestivo alla terapia intensiva migliora le possibilità di sopravvivenza nei pazienti più gravi.

Secondo il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, il rischio per la popolazione europea resta “molto basso”. Le autorità portuali europee hanno comunque ricevuto indicazioni per adottare dispositivi di protezione individuale e precauzioni specifiche in presenza di casi sospetti.

Precauzioni

L’Ecdc sottolinea inoltre che il serbatoio naturale del virus delle Ande non è presente in Europa, elemento che rende improbabile una diffusione stabile del virus tra i roditori europei e un successivo contagio animale-uomo nel continente. Tra le misure di prevenzione indicate dall’Iss figurano la pulizia accurata degli ambienti, la conservazione di cibo e rifiuti in contenitori chiusi e la chiusura di crepe o aperture che favoriscono l’ingresso dei roditori negli edifici.

Gli esperti raccomandano anche di evitare di spazzare o aspirare a secco superfici contaminate da escrementi o urine di roditori, per ridurre il rischio di dispersione nell’aria delle particelle virali. Prima della pulizia è consigliato inumidire le superfici con detergenti o disinfettanti e lavare accuratamente le mani dopo ogni attività a rischio.

Per il virus delle Ande, l’Iss ricorda infine l’importanza delle normali precauzioni contro le malattie respiratorie: igiene delle mani, copertura di bocca e naso durante tosse o starnuti e distanziamento nei contatti ravvicinati.

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