Per un pianeta che mette alla prova ogni macchina con radiazioni estreme, tempeste di polvere e temperature proibitive, nessuno avrebbe immaginato che a fermare il rover Curiosity sarebbe stata… una roccia testarda. Eppure è ciò che è accaduto lo scorso mese, quando il rover della NASA ha estratto accidentalmente dal terreno un blocco soprannominato “Atacama”, rimasto incastrato nel manicotto del trapano per ben sei giorni.
L’episodio, inedito nei tredici anni di missione, ha costretto gli ingegneri a una serie di manovre sempre più creative per liberare il braccio robotico. La roccia, larga circa mezzo metro e pesante 13 chilogrammi, avrebbe dovuto frantumarsi durante la perforazione del 25 aprile. Invece, è rimasta saldamente agganciata al trapano, resistendo a vibrazioni, rotazioni e tentativi di scuotimento.
I tecnici hanno provato una prima sequenza di vibrazioni senza successo, poi hanno riorientato il braccio e ripetuto l’operazione quattro giorni dopo, ottenendo solo una lieve perdita di sabbia.
Il 1° maggio, con una combinazione più aggressiva di inclinazioni, rotazioni e vibrazioni, Atacama ha finalmente ceduto, frantumandosi non appena ha toccato il suolo marziano.
Un sollievo per il team e, idealmente, anche per Curiosity, che ha potuto riprendere la sua missione scientifica dopo un imprevisto sorprendentemente “umano”: come una gomma da masticare attaccata alla suola, ma a 225 milioni di chilometri dalla Terra.
L’episodio, pur senza compromettere la missione, ricorda quanto sia complesso operare su un pianeta dove ogni dettaglio può trasformarsi in una sfida ingegneristica. Curiosity è tornato al lavoro, pronto a continuare l’esplorazione del Monte Sharp e a raccogliere nuovi indizi sulla storia geologica di Marte.






