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Usa–Iran verso un’intesa temporanea. Hormuz resta paralizzato: 1.500 navi bloccate

Usa–Iran verso un’intesa temporanea. Hormuz resta paralizzato: 1.500 navi bloccate

Accordo in tre fasi, ma Teheran frena: “Non abbiamo preso una decisione”. Attacchi a navi, petroliera cinese colpita, indagine Usa su profitti da 2,6 miliardi sul greggio. Tajani: “Shock globale”. Razzo su base italiana Unifil. MSF: “Malnutrizione artificiale” a Gaza
venerdì, 8 Maggio 2026
2 minuti di lettura

Con circa 1.500 navi ferme nello Stretto di Hormuz e oltre 20.000 marittimi a bordo, Stati Uniti e Iran accelerano i negoziati per un accordo limitato volto a fermare il conflitto e riaprire una delle principali arterie energetiche globali. Secondo Reuters, l’intesa si articolerebbe in tre fasi: cessazione delle ostilità, gestione della crisi nello stretto e apertura di una finestra negoziale di trenta giorni per un accordo più ampio.

Resterebbero esclusi i nodi più sensibili, a partire dal programma nucleare iraniano e dalle scorte di uranio arricchito.“La nostra priorità è che annuncino una fine permanente della guerra e il resto delle questioni potrà essere discusso una volta tornati ai colloqui diretti”, ha dichiarato un funzionario pakistano coinvolto nella mediazione. Islamabad si dice “ottimista” e pronta a ospitare nuovi negoziati, ma Teheran non ha ancora risposto. “L’Iran non ha preso una decisione”, ha affermato il portavoce degli Esteri Esmaeil Baghaei.

Scontro politico

Proseguono intanto i contatti diplomatici. Il presidente statunitense Donald Trump ha parlato con il premier israeliano Benjamin Netanyahu sugli sviluppi dei negoziati. Il ministro iraniano Abbas Araghchi, in colloquio con l’omologo pakistano Muhammad Ishaq Dar, ha ribadito la necessità di “proseguire sulla via del dialogo e della diplomazia”. A Teheran, il presidente Massoud Pezeshkian ha invitato all’unità: “Se siamo durati così a lungo, è stato grazie alla coesione”.

Hormuz, segnali di riapertura

La situazione nello stretto resta critica. L’Organizzazione marittima internazionale conferma circa 1.500 navi bloccate e 20.000 marittimi a bordo. “Persone innocenti intrappolate da dinamiche geopolitiche”, ha detto il segretario generale Arsenio Dominguez.

Media arabi parlano di prime intese per una riapertura graduale. Teheran ha offerto assistenza alle navi ferme, con carburante, provviste e supporto tecnico. Negli ultimi giorni si sono registrati anche attacchi a unità commerciali, tra cui una petroliera cinese colpita nello stretto.

Energia, mercati e sicurezza alimentare

Attraverso Hormuz transita circa il 20–25% del petrolio mondiale. Il blocco incide su prezzi, commercio e approvvigionamenti. Al vertice Asean, il ministro filippino Theresa Lazaro ha parlato di “profonde ripercussioni”.

Anche l’Unione europea chiede de-escalation. “È una guerra che non abbiamo provocato noi, ma l’impatto è su tutti i cittadini”, ha dichiarato la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola. Negli Stati Uniti è stata avviata un’indagine su operazioni speculative sul petrolio che avrebbero generato circa 2,6 miliardi di dollari di profitti.

“Coalizione di Roma” su sicurezza alimentare

In questo contesto, l’Italia ha promosso a Roma una “Coalizione” su sicurezza alimentare e accesso ai fertilizzanti, insieme alla Croazia e con il coinvolgimento di circa quaranta Paesi e organizzazioni internazionali. L’obiettivo è rispondere agli effetti delle tensioni nel Golfo e delle interruzioni nello Stretto di Hormuz, che stanno mettendo sotto pressione le catene di approvvigionamento globali, in particolare nei Paesi più vulnerabili.

Nel corso dell’incontro è stato richiamato il rischio di ricadute dirette su agricoltura e prezzi alimentari, con possibili conseguenze su stabilità e flussi migratori. “Le tensioni nel Golfo non sono un problema regionale: rappresentano uno shock globale”, ha dichiarato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, ribadendo che “la sicurezza marittima e la libertà di navigazione sono le massime priorità”.

Libano e Gaza

Sul terreno, le tensioni restano elevate. In Libano un razzo è caduto nella base italiana Unifil di Shama, causando danni lievi ma nessun ferito. Si tratterebbe di un ordigno da 107 millimetri, tipicamente utilizzato da Hezbollah. Israele afferma di aver “eliminato oltre 220 terroristi e comandanti” del gruppo nelle ultime settimane e ha ordinato evacuazioni nel sud del Libano, mentre attacchi con droni hanno causato almeno tre morti. A Gaza, Medici senza frontiere denuncia una “crisi di malnutrizione artificiale”: oltre il 50% delle donne incinte seguite tra il 2025 e l’inizio del 2026 ha sofferto di malnutrizione e il 90% dei neonati da madri malnutrite è nato prematuro.

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