Un gruppo separatista dell’Alberta sostiene di aver raccolto il numero necessario di firme per indire un referendum sull’indipendenza della provincia, riaccendendo un dibattito che ciclicamente attraversa la politica canadese ma che raramente aveva raggiunto un livello di mobilitazione così visibile. L’organizzazione, che da anni promuove la secessione come risposta alle presunte ingiustizie economiche e fiscali imposte da Ottawa, afferma di aver superato la soglia prevista dalla legislazione provinciale per richiedere formalmente una consultazione popolare. Le autorità non hanno ancora verificato l’autenticità delle firme, ma il governo locale ha confermato di aver ricevuto la documentazione.
Il movimento separatista, storicamente minoritario, ha guadagnato slancio negli ultimi mesi grazie al malcontento legato alla gestione delle risorse energetiche e alla percezione che l’Alberta contribuisca più di quanto riceva in termini di redistribuzione federale. I leader del gruppo parlano di un “momento storico” e accusano Ottawa di ignorare le esigenze economiche della provincia, mentre gli oppositori denunciano una retorica che rischia di alimentare divisioni e instabilità. Il governo federale ha reagito con cautela, ricordando che qualsiasi referendum dovrebbe rispettare le norme costituzionali e che l’unità nazionale resta una priorità.
Analisti politici sottolineano che, anche qualora le firme risultassero valide, il percorso verso un referendum sarebbe lungo e complesso, e un’eventuale secessione richiederebbe negoziati profondi e un chiaro mandato democratico. La vicenda ha già polarizzato l’opinione pubblica: da un lato chi vede nell’indipendenza una via per rafforzare l’autonomia economica dell’Alberta, dall’altro chi teme che un simile passo possa indebolire l’intero Paese. In attesa della verifica ufficiale, il dibattito sull’identità e sul futuro della provincia entra in una fase decisiva.





