Le tensioni nel Golfo Persico segnano un nuovo passaggio con la modifica delle regole di ingaggio delle forze armate statunitensi nello Stretto di Hormuz. Secondo quanto riportato dal giornalista di Axios Barak Ravid, che cita un alto funzionario americano, le unità Usa sono ora autorizzate a colpire minacce immediate contro le navi in transito, incluse imbarcazioni della Guardia rivoluzionaria iraniana e postazioni missilistiche. La decisione si inserisce in un quadro già complesso, caratterizzato da un aumento dei rischi per la sicurezza della navigazione in uno dei principali snodi energetici globali. Lo Stretto di Hormuz resta infatti un punto cruciale per il traffico internazionale di petrolio e gas, con possibili ripercussioni dirette sui mercati e sugli equilibri economici.
Piano diplomatico
Intanto il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha riunito oggi gli ambasciatori italiani in Iran, Israele, Libano e Stati Uniti per fare il punto sulla crisi. L’incontro si è concentrato sulla situazione nello Stretto e sull’evoluzione del quadro di sicurezza, con l’indicazione alle sedi di mantenere un monitoraggio costante e garantire assistenza ai cittadini italiani presenti nell’area. Al centro della riunione anche i negoziati tra Washington e Teheran, insieme al possibile ruolo dell’Europa nella gestione della crisi e nel sostegno a un percorso di stabilizzazione, con particolare attenzione al Libano. In vista della visita del presidente Donald Trump in Cina, si è discusso inoltre del possibile contributo di Pechino a una soluzione diplomatica.
Tajani ha richiamato la telefonata avuta nelle ore precedenti con il ministro degli Esteri iraniano Abbas Aragchi, nella quale ha ribadito la posizione italiana sul programma nucleare di Teheran. Il titolare della Farnesina ha sottolineato la necessità di evitare un’ulteriore escalation e di riaprire lo Stretto di Hormuz, per limitare le conseguenze sul piano economico e sulla sicurezza alimentare, in particolare per i Paesi africani.





