Una tragedia di proporzioni devastanti ha colpito lo stato nord‑orientale di Yobe, in Nigeria, dove un raid aereo ha centrato un mercato affollato causando, secondo le prime stime, fino a duecento morti. L’attacco, avvenuto in una zona rurale nei pressi della città di Geidam, ha scatenato il panico tra centinaia di persone che si trovavano sul posto per le consuete attività commerciali. Le autorità locali parlano di un “errore operativo”, ma la dinamica resta confusa e le immagini diffuse sui social mostrano un’area completamente devastata, con bancarelle distrutte e corpi tra le macerie. Fonti militari hanno confermato che l’aereo coinvolto apparteneva alle forze armate nigeriane e che l’operazione era diretta contro presunti militanti jihadisti attivi nella regione, da anni teatro di violenze legate ai gruppi affiliati a Boko Haram e allo Stato Islamico dell’Africa Occidentale.
Tuttavia, testimoni e funzionari locali sostengono che il bombardamento abbia colpito esclusivamente civili. “Non c’erano combattenti, solo venditori e famiglie”, ha dichiarato un sopravvissuto ai media nigeriani, mentre i soccorritori continuano a recuperare corpi dalle macerie. Il governo ha promesso un’inchiesta “immediata e trasparente”, ma la popolazione teme che l’episodio possa essere insabbiato, come già accaduto in precedenti operazioni militari contro il terrorismo.
Le organizzazioni umanitarie denunciano la mancanza di protocolli di sicurezza e di coordinamento tra esercito e autorità civili, sottolineando che gli errori di targeting sono diventati tragicamente frequenti nelle regioni del nord‑est. La strage di Yobe riporta al centro dell’attenzione la difficile situazione della Nigeria, dove la lotta ai gruppi armati si intreccia con una crisi umanitaria crescente e con la sfiducia verso le istituzioni.





