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Beirut bombardata durante la tregua, centinaia le vittime. Trump: “Scaramucce”. Da Hezbollah nuovo lancio di razzi

Beirut bombardata durante la tregua, centinaia le vittime. Trump: “Scaramucce”. Da Hezbollah nuovo lancio di razzi

Almeno 254 morti a Beirut, Netanyahu “Colpiremo ovunque”. Teheran: “Violato il patto”. Colloqui Usa-Iran a Islamabad
venerdì, 10 Aprile 2026
2 minuti di lettura

Nel primo giorno della tregua Israele ha colpito duramente Beirut. Zone commerciali e quartieri residenziali sono stati bombardati, con edifici in fiamme e colonne di fumo in diversi punti della capitale. Secondo fonti libanesi i raid hanno causato centinaia di vittime, con almeno 254 morti e oltre mille feriti.

L’esercito israeliano ha invitato i residenti dei sobborghi meridionali a evacuare immediatamente: “Le Idf continuano a operare e a colpire le infrastrutture militari appartenenti a Hezbollah, per la vostra sicurezza dovete evacuare subito”, ha dichiarato il portavoce Avichay Adraee. Israele ha proseguito le operazioni nel sud del Libano: cinque divisioni restano attive e l’Idf ha accerchiato la città simbolo di Bint Jbeil.

Hezbollah ha rivendicato “uno scontro diretto a distanza ravvicinata” con le forze israeliane. Il premier Benjamin Netanyahu ha ribadito: “Continueremo a colpire Hezbollah ovunque sia necessario”. Hezbollah ha risposto con il lancio di razzi verso il nord di Israele, denunciando una violazione del cessate il fuoco.

Divergenze sulla tregua

Teheran sostiene che il cessate il fuoco includesse anche il Libano, mentre Washington lo nega. Donald Trump ha affermato che il Libano “non era incluso nell’accordo”, definendo i raid una “scaramuccia”. Secondo Nbc avrebbe comunque chiesto a Netanyahu di ridurre l’intensità degli attacchi. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha denunciato “una palese violazione dell’accordo”, avvertendo che “il proseguimento di queste azioni renderà inutili i negoziati”.

Il presidente del Parlamento Mohammad Ghalibaf ha aggiunto che “le violazioni porteranno a costi e a forti risposte” e che “una tregua bilaterale e i colloqui sono irragionevoli”. Il governo libanese ha chiesto di partecipare ai negoziati e, secondo Al Jazeera, colloqui diretti con Israele.

Beirut intende presentare un ricorso alle Nazioni Unite per denunciare le violazioni seguite ai bombardamenti israeliani. Mosca ha sostenuto che il cessate il fuoco abbia una “dimensione regionale” e riguardi anche il Libano, condannando i raid. Il Libano ha annunciato un ricorso al Consiglio di Sicurezza dell’Onu per le “gravi violazioni”.

Tensioni Roma Tel-Aviv

Anche l’Italia è entrata nella crisi. Roma ha convocato l’ambasciatore israeliano dopo che colpi di avvertimento hanno colpito un convoglio italiano dell’Unifil, danneggiando un mezzo senza feriti. Antonio Tajani ha parlato di violazione della risoluzione Onu 1701, mentre Giorgia Meloni ha chiesto di fermare le operazioni in Libano e garantire la sicurezza del personale internazionale. Sul fronte Hormuz la premier ha indicato come prioritaria la libertà di navigazione. Matteo Salvini ha precisato che l’Italia non invierà navi senza mandato Onu. La crisi preoccupa Roma anche per le ricadute energetiche.

Hormuz

Alta tensione nello Stretto di Hormuz. Media iraniani parlano di chiusura e inversione delle petroliere, con un limite di 15 navi al giorno. Secondo Iran Wire Teheran avrebbe chiesto pedaggi in criptovalute pari a un dollaro per barile. Il viceministro Saeed Khatibzadeh ha dichiarato che la riapertura avverrà solo dopo la fine “dell’aggressione”, pur garantendo la sicurezza del passaggio. Hapag Lloyd ha riferito che “nulla è cambiato rispetto a ieri”.

L’Ue ha ribadito che “la libertà di navigazione è un bene pubblico”. Gli Stati Uniti hanno chiesto agli alleati europei piani per la sicurezza dello stretto. L’Organizzazione marittima internazionale ha avvertito che i pedaggi costituirebbero un precedente pericoloso.

Negoziati e tensione regionale

Le delegazioni di Stati Uniti e Iran sono attese a Islamabad per colloqui indiretti mediati dal Pakistan.

Teheran ha confermato la partecipazione e ha spiegato di aver rinunciato a una risposta militare dopo la mediazione pachistana. Donald Trump ha avvertito che le forze americane resteranno nella regione fino a un “accordo reale pienamente rispettato”, minacciando “l’attacco più massiccio mai visto”.

Il leader degli Houthi Abdul Malik al Houthi ha definito la tregua “una grande vittoria per l’Iran”. Il responsabile nucleare Mohammad Eslami ha ribadito che “nessuna legge o individuo può fermarci” sull’arricchimento dell’uranio.

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