Il riaccendersi del conflitto in Iran torna a minacciare i consumi e il potere d’acquisto delle famiglie italiane. Secondo le stime del CER per Confesercenti, con gli attuali livelli di petrolio e gas l’inflazione nel 2026 potrebbe risalire fino al +2,9%, vanificando di fatto la già debole crescita del reddito disponibile reale, prevista appena allo 0,1%. Un incremento dei prezzi che rischia di cancellare circa 3,9 miliardi di euro di consumi, in un contesto già appesantito dalla crescita dei costi incomprimibili, che oggi assorbono il 42% dei bilanci familiari.
Inizio anno favorevole, poi giù
L’anno si era aperto con prospettive più favorevoli, con il 2026 indicato come possibile fase di consolidamento. Tuttavia, le nuove tensioni in Medio Oriente, inserite in un quadro internazionale segnato da instabilità e conflitti, rischiano di compromettere lo scenario. Un impatto tanto più pesante su un sistema economico che arriva da un lungo periodo di progressivo impoverimento relativo.
Potere d’acquisto in calo
Tra il 2005 e il 2025, infatti, la condizione economica delle famiglie italiane è peggiorata sotto diversi profili: il potere d’acquisto è diminuito, i consumi reali si sono ridotti e la capacità di risparmio si è quasi dimezzata, passando dal 13,3% al 7,8% del reddito disponibile.
Più occupati meno reddito
Nel dettaglio, a fronte di un aumento degli occupati di circa 1,4 milioni (da 22,7 a 24,1 milioni), il reddito medio da lavoro è calato sensibilmente. Complessivamente, il reddito unitario si è ridotto del 9,3%, con una perdita media di 4.400 euro. Ancora più marcato il calo per il lavoro autonomo (-22,3%, pari a 12.500 euro in meno), mentre per i dipendenti la flessione è stata più contenuta (-532 euro), ma comunque rilevante in termini di capacità di spesa reale.
Persi in media 5 mila euro di spesa
Anche sul fronte dei consumi emerge una dinamica critica: se in termini nominali la spesa delle famiglie è cresciuta del 23% tra il 2005 e il 2025, in termini reali si registra invece una contrazione del 15%, pari a 133 miliardi di euro in meno. In media, ogni famiglia ha perso circa 5mila euro di capacità di spesa.
Il peso delle spese obbligate
A pesare è soprattutto l’aumento delle spese obbligate — casa, energia, trasporti, sanità e servizi — che oggi valgono circa 14.300 euro annui per famiglia. Una dinamica aggravata dalla nuova fiammata dei prezzi energetici, che riduce ulteriormente lo spazio per i consumi discrezionali. A ciò si aggiunge una pressione fiscale ancora elevata, al 43,1% nel 2025.
Produttività in discesa
Sul fondo resta il nodo irrisolto della produttività: tra il 2005 e il 2025, quella per occupato è cresciuta del 35% a valori correnti, ma è diminuita del 2,4% in termini reali. Un segnale della difficoltà del sistema economico di generare valore, con ricadute su salari, competitività e investimenti.
Guerre, impatto sulla crescita
“Il 2026 poteva essere l’anno della svolta per l’economia italiana, ma la guerra in Iran, insieme al conflitto in Ucraina, impone una revisione delle prospettive”, commenta Nico Gronchi. “Anche il turismo, che ha sostenuto la crescita negli ultimi anni, rischia una fase negativa. Il timore è che il nuovo shock blocchi il recupero del potere d’acquisto e colpisca un Paese oggi più fragile rispetto a vent’anni fa”.
Troppi costi incomprimibili
Secondo Confesercenti, è necessario intervenire con urgenza sul fronte energetico: “I costi incomprimibili pesano ormai in modo insostenibile sulle famiglie. Ridurre il peso dell’energia è decisivo per difendere il potere d’acquisto e la competitività delle imprese. Serve il massimo impegno, a livello europeo e nazionale, per alleggerire una pressione che in Italia resta tra le più elevate, soprattutto per effetto di fisco e oneri di sistema”.





