Una crescita. Moderata. Ma di questi tempi è comunque una notizia positiva. E che come vedremo, presa con grande soddisfazione da parte della maggioranza di Governo. E dunque i dati comunicati ieri dall’Istat sul mercato del lavoro (relativo al quarto trimestre del 2025) non possono che essere presi con ottimismo. Ma passiamo ai numeri: secondo l’Istituto di statistica l’input di lavoro misurato dalle ore lavorate è restato invariato rispetto al trimestre precedente ed è cresciuto dell’1,6% su base annua. Nello stesso periodo il Pil ha registrato un aumento dello 0,3% rispetto ai tre mesi precedenti e dello 0,8% su base tendenziale. Gli occupati hanno raggiunto quota 24 milioni e 121mila. Rispetto al terzo trimestre si sono contate 37 mila persone in più (+0,2%). L’aumento è derivato soprattutto dai contratti a tempo indeterminato, che sono cresciuti di 76mila unità (+0,5%), e dal lavoro indipendente (+21 mila, +0,4%). In calo invece i dipendenti a termine, che sono diminuiti di 60mila unità (-2,4%).
Parallelamente è sceso il numero dei disoccupati: 84mila in meno nel giro di tre mesi (-5,5%). È salito invece la platea degli inattivi tra i 15 e i 64 anni, con 61mila persone in più (+0,5%). Depurati dagli effetti stagionali, i principali indicatori sono restati quasi invariati: il tasso di occupazione si è confermato al 62,5%, quello di disoccupazione è sceso al 5,6% (-0,3 punti) e il tasso di inattività sale al 33,7% (+0,2 punti).
Occupati
E l’anno nuovo è iniziato bene: i dati provvisori di gennaio 2026 hanno indicato un ulteriore aumento degli occupati rispetto al mese precedente (+0,3%), con una crescita del tasso di occupazione di 0,2 punti. Nello stesso periodo il tasso di disoccupazione è calato di 0,4 punti, mentre quello di inattività tra i 15 e i 64 anni è cresciuto di 0,1 punti. Nel confronto con l’anno precedente è tornato a salire anche il numero complessivo degli occupati: +89mila unità (+0,4%). La crescita dei contratti a tempo indeterminato (+1%) e degli autonomi (+3%) ha superato il calo dei rapporti a termine (-8,6%). Nel quarto trimestre del 2025 il numero dei disoccupati è sceso di 138mila unità su base annua (-8,9%). Dopo tre trimestri di flessione sono aumntati invece gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+49mila, +0,4%).
Gli indicatori hanno confermato questa dinamica: il tasso di occupazione è salito al 62,4% (+0,1 punti), quello di disoccupazione è sceso al 5,5% (-0,5 punti) e l’inattività ha raggiunto il 33,9% (+0,2 punti).
Imprese
Dal lato delle imprese è cresciuto anche il numero delle posizioni lavorative dipendenti: +0,3% rispetto al trimestre precedente. L’aumento ha riguardato soprattutto il part-time (+0,5%), più del tempo pieno (+0,3%). La quota di posizioni part-time è salita così al 28,9% del totale. Su base annua le posizioni dipendenti sono aumentate dell’1,6%. In aumento anche il lavoro in somministrazione (+1% su base trimestrale) e la domanda di lavoro intermittente (+1,5%), che su base annua ha registrato un incremento più marcato (+5,7%). Le ore lavorate per dipendente sono calate leggermente rispetto al trimestre precedente (-0,5%) ma sono risultate in crescita rispetto allo stesso periodo del 2024 (+0,5%). Diminuito anche il ricorso alla cassa integrazione, che scende a 7,8 ore ogni mille ore lavorate (-1,7 rispetto a un anno prima).
Il tasso dei posti vacanti si è attestato all’1,9%, in lieve aumento sul trimestre precedente (+0,1 punti) ma in calo su base annua (-0,1). Cresciuto anche il costo del lavoro per unità di lavoro equivalente a tempo pieno: +0,3% rispetto al trimestre precedente. L’aumento ha riguardato sia le retribuzioni sia i contributi sociali. Su base annua il costo del lavoro è salito del 2,9%, con un incremento più marcato per i contributi (+4,2%) rispetto alle retribuzioni (+2,5%).
Quadro generale
Nel complesso del 2025 gli occupati sono aumentati di 18 mila unità (+0,8%). Nello stesso periodo sono diminuiti i disoccupati (-88 mila, -5,3%) e gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-58 mila, -0,5%). Il tasso di occupazione ha raggiunto il 62,5% (+0,3 punti in un anno), mentre sono scesi il tasso di disoccupazione al 6,1% (-0,4 punti) e quello di inattività al 33,3% (-0,1 punti). Anche nelle imprese è proseguita la crescita dell’input di lavoro, seppur a ritmo più lento rispetto al 2024. Nel 2025 le posizioni dipendenti sono aumentate dell’1,7% e il monte ore lavorate del 2,1% al netto degli effetti di calendario. Diminuito il ricorso alla cassa integrazione e cresciuto lievemente lo straordinario. Il tasso dei posti vacanti è sceso all’1,8% (-0,3 punti). Il costo del lavoro ha registrato un aumento del 3,6%, legato sia ai rinnovi contrattuali sia alla riduzione degli incentivi contributivi.
Reazioni politiche
I dati dell’Istat sono entrati chiaramente sùbito nel dibattito politico. Il Premier Giorgia Meloni ha parlato di “segnali incoraggianti” e ha sottolineato l’aumento degli occupati e il calo della disoccupazione nel 2025, pur riconoscendo che resta ancora strada da percorrere per rafforzare la crescita e migliorare la qualità del lavoro. Il Sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon ha indicato nell’aumento degli occupati e nella diffusione dei contratti stabili un segnale di solidità del mercato del lavoro, con una crescita più marcata nel Mezzogiorno.
Sulla stessa linea il Sottosegretario Andrea Delmastro delle Vedove, che ha definito il risultato un “salto occupazionale” per il Paese. Positivo anche il commento del Deputato di Forza Italia Maurizio Casasco, secondo cui i dati hanno confermato gli effetti delle politiche economiche adottate. Il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al Sud Luigi Sbarra ha segnalato infine l’andamento dell’occupazione nel Mezzogiorno: nel 2025 il tasso di occupazione è cresciuto di 0,7 punti, più del resto del Paese, e ha raggiunto il 50%. Si è ridotto anche il divario con il Nord, mentre è aumentata l’occupazione femminile nel Sud.





