La Commissione europea ha espresso il proprio sostegno allo sviluppo delle mini‑centrali nucleari di nuova generazione, considerate uno degli strumenti più promettenti per garantire energia a basse emissioni di carbonio nei prossimi decenni. In un documento tecnico presentato ai ministri dell’Energia, Bruxelles definisce i reattori modulari di piccola taglia (SMR) “una tecnologia strategica” per la sicurezza energetica dell’Unione, soprattutto in un contesto segnato dalla transizione verde e dalla necessità di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili importati. Gli SMR possono essere costruiti in tempi più rapidi e con costi inferiori, oltre a offrire una produzione stabile che integra le fonti rinnovabili intermittenti.
Secondo la Commissione, questa combinazione potrebbe rivelarsi decisiva per raggiungere gli obiettivi climatici al 2030 e al 2050, soprattutto nei Paesi che stanno dismettendo il carbone ma non dispongono di infrastrutture sufficienti per sostenere un sistema basato solo su eolico e solare. Il sostegno europeo arriva mentre diversi Stati membri si muovono in ordine sparso: Francia, Polonia e Repubblica Ceca hanno già avviato programmi nazionali per la costruzione di SMR, mentre Germania, Austria e Lussemburgo restano contrari a qualsiasi rilancio del nucleare.
Bruxelles, pur evitando di imporre una linea unica, invita a “non escludere tecnologie che possono contribuire in modo significativo alla decarbonizzazione”, sottolineando che la sicurezza rimane la priorità assoluta. Gli ambientalisti hanno accolto la posizione con scetticismo, sostenendo che gli SMR non risolvono il problema delle scorie e rischiano di sottrarre risorse agli investimenti nelle rinnovabili. I sostenitori, invece, parlano di “realismo energetico” in un momento in cui l’Europa deve affrontare prezzi instabili, domanda crescente e la necessità di ridurre le emissioni senza compromettere la competitività industriale.





