“La contemporaneità sta imponendo sfide rivoluzionarie nell’ordine internazionale e in quello economico, con evidenti riflessi sugli ambiti istituzionali”. Con queste parole il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha aperto la sua lectio doctoralis all’Università di Firenze, dopo aver ricevuto la laurea magistrale honoris causa in Politica, Istituzioni e Mercato dalla Scuola di Scienze Politiche “Cesare Alfieri”.

Nel suo intervento, il capo dello Stato ha sottolineato come gli scenari globali siano oggi sempre più influenzati da nuovi protagonisti. “I protagonisti degli scenari globali, con grande e crescente influenza sulla vita quotidiana di singoli e comunità, sono soggetti tecnologici e finanziari”, ha osservato Mattarella, evidenziando come “sovente vi si fondano i due aspetti”.
Formazione e responsabilità
Secondo il presidente non si tratta di fenomeni del tutto inediti, ma di dinamiche che oggi assumono una portata diversa. “Nuova”, ha spiegato, “è la pretesa di abbattere gli impegni assunti dopo la Seconda guerra mondiale per dare ordine ai rapporti internazionali su base di parità tra gli Stati”. Una tendenza che, ha avvertito, mira ad agire “al di fuori delle regole degli Stati e degli organismi sovranazionali”, con il rischio di erodere la sovranità dei primi e il ruolo positivo dei secondi.
Mattarella ha poi richiamato il valore della formazione e della responsabilità civile, ricordando le parole del fondatore della Scuola “Cesare Alfieri”, che invitava i docenti a offrire ai giovani “buone vettovaglie” e “buone armi per tutta la campagna della vita militante”. Un obiettivo che, ha sottolineato, appare oggi “quanto mai essenziale” di fronte alle trasformazioni del presente.

Le figure del passato e la lezione di de Tocqueville
Nel ripercorrere la storia dell’istituzione fiorentina, il capo dello Stato ha ricordato alcune figure di rilievo che ne hanno segnato il percorso accademico, tra cui Fausto Vicarelli, Ezio Tarantelli, Giovanni Bechelloni, Milly Buonannoe Mario Draghi, che proprio a Firenze ebbe la sua prima cattedra universitaria.
Il presidente ha inoltre citato il costituzionalista Silvano Tosi e il pensiero di Alexis de Tocqueville, ricordando una riflessione contenuta nella prefazione alla traduzione italiana de La democrazia in America. Un passaggio che immagina un futuro oscillante tra libertà democratica e forme di dispotismo “dal volto filantropico”. “Non lasciamo che questo avvenga, che si realizzi una simile regressione”, ha concluso Mattarella.
I saluti ai docenti e rettrice

La cerimonia si è svolta al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino e si è conclusa con un lungo applauso in piedi per il presidente, che ha tenuto la lectio indossando stocco e mantella accademica. Al termine dell’evento Mattarella ha salutato la rettrice Alessandra Petrucci e i docenti presenti sul palco, mentre il pubblico – composto in gran parte da studiosi, docenti e studenti – ha continuato ad applaudirlo fino alla sua uscita dalla sala.

La giornata fiorentina del capo dello Stato è poi proseguita con la visita all’Istituto storico della Resistenza e dell’età contemporanea, dove è stato accolto dal presidente Vannino Chiti, insieme al presidente della Regione Toscana Eugenio Giani e alla sindaca di Firenze Sara Funaro. Davanti all’istituto alcuni cittadini hanno salutato il presidente scandendo il suo nome e definendolo “baluardo della nostra democrazia”.





