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Il Presidente americano, Donald Trump

Trump minaccia l’Iran: “colpiremo venti volte più duramente”, Hormuz agita i mercati

martedì, 10 Marzo 2026
2 minuti di lettura

Donald Trump alza il tono contro l’Iran e avverte che gli Stati Uniti colpiranno Teheran “venti volte più duramente” se proverà a bloccare il traffico nello Stretto di Hormuz. È il passaggio più delicato della crisi, perché da lì transita una quota decisiva delle forniture energetiche mondiali. Le Guardie rivoluzionarie hanno minacciato di fermare l’export di petrolio della regione finché continueranno gli attacchi americani e israeliani. Il risultato è già visibile sui mercati, tra rotte marittime sotto pressione, petroliere più caute e nuovi timori per i prezzi dell’energia. A rendere più concreta la crisi sono anche i tagli alla produzione nei Paesi del Golfo.

Secondo un rapporto citato da Bloomberg, l’Arabia Saudita ha ridotto l’output tra 2 e 2,5 milioni di barili al giorno, l’Iraq di 2,9 milioni, gli Emirati tra 500 e 800 mila e il Kuwait di circa mezzo milione. Aramco ha parlato di possibili conseguenze “catastrofiche” se il conflitto dovesse protrarsi. Intanto G7 ed Unione europea hanno avviato consultazioni d’emergenza sul dossier energetico. Sul piano diplomatico i segnali restano contraddittori. Trump lascia intendere che la guerra possa avvicinarsi alla fine, ma da Teheran Abbas Araghchi replica che “non è più tempo di colloqui” e che l’Iran combatterà “finché sarà necessario”.

La Russia si dice pronta a favorire una riduzione delle tensioni, mentre la Cina chiede uno stop immediato all’escalation. Per l’Europa, però, il dato più concreto è un altro: se Hormuz resterà sotto minaccia, la crisi mediorientale si tradurrà presto in un colpo diretto a inflazione, industria e consumatori. Come sempre, la guerra comincia lontano e presenta il conto molto più vicino.

Tensione tra Israele e Libano

Sul terreno continuano i lanci iraniani verso Israele. Le sirene sono tornate a suonare tra Gerusalemme, il centro del Paese e parte del sud, mentre i sistemi di difesa hanno intercettato nuovi missili in volo. È morto anche il secondo operaio ferito nell’attacco con munizioni a grappolo che aveva colpito un cantiere nell’area centrale israeliana. Parallelamente l’Iran ha rivendicato un attacco con droni contro infrastrutture energetiche nella zona di Haifa. Benjamin Netanyahu, però, esclude una chiusura imminente del conflitto e avverte che Israele “non ha ancora finito”. A nord cresce anche la tensione con Hezbollah. Israele ha ordinato nuove evacuazioni a Tiro e Sidone annunciando raid contro infrastrutture del movimento sciita. Il fronte libanese si riaccende così dentro una guerra regionale che ormai tocca più teatri contemporaneamente, dall’Iran al Golfo, da Israele al Libano, fino all’Iraq.

Ankara rafforza il fronte Nato

In questo quadro, dopo il secondo missile balistico iraniano intercettato nello spazio aereo turco, Ankara ha annunciato il dispiegamento di un sistema Patriot a Malatya, nell’area della base Nato di Kürecik. È un segnale politico rilevante perché mostra come il conflitto non riguardi più soltanto Iran, Israele e Stati Uniti, ma stia coinvolgendo in modo sempre più evidente anche i Paesi alleati.

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