Le difese Nato hanno intercettato un missile balistico iraniano sopra la Turchia. Secondo il ministero della Difesa di Ankara il vettore è stato distrutto nel Mediterraneo orientale e alcuni detriti sono caduti nella provincia di Gaziantep, nel sud-est del Paese, senza causare vittime. L’episodio arriva mentre proseguono gli attacchi tra Iran e Israele.
L’esercito israeliano ha annunciato una nuova ondata di raid contro “decine di infrastrutture del regime iraniano”, tra cui un quartier generale delle Guardie Rivoluzionarie usato per il lancio e lo stoccaggio di droni.
Secondo il portavoce militare, “da quella struttura il regime terroristico iraniano ha lanciato droni verso Israele e vi teneva velivoli pronti per nuovi attacchi”. Nuovi lanci dal Libano e dall’Iran hanno fatto suonare le sirene nel centro di Israele.
Un razzo è caduto in un’area aperta, mentre frammenti di intercettazioni hanno ferito lievemente due persone a Ramla. Israele valuta una riapertura parziale delle scuole, ma molti comuni del centro e del nord hanno già annunciato che resteranno chiuse.
La nuova Guida suprema
Sul piano politico l’Iran ha formalizzato la successione alla guida della Repubblica islamica. Mojtaba Khamenei, figlio dell’ayatollah Ali Khamenei, ucciso il 28 febbraio nei primi raid israelo-americani, è la nuova Guida suprema. Il suo primo discorso è atteso nelle prossime ore.
Il presidente Masoud Pezeshkian ha definito la scelta “una manifestazione della volontà di governo del popolo”, augurando al nuovo leader di “rafforzare l’unità e costruire un Iran progressista e indipendente”.
A Teheran si sono svolte manifestazioni di sostegno con ritratti del nuovo leader e del padre. Hezbollah ha già giurato fedeltà a Mojtaba Khamenei. In una nota ha espresso “congratulazioni” e promesso “incrollabile lealtà”.
Donald Trump ha reagito con freddezza. Intervistato dal New York Postha dichiarato: “Non vi dirò quali sono i miei piani su Mojtaba. Ma non sono contento di lui”. Il consigliere della Guida suprema Kamal Kharazi ha escluso un ritorno immediato ai negoziati. “Non vedo più spazio per la diplomazia”, ha detto alla CNN, accusando Washington di aver “ingannato gli altri e non aver mantenuto le promesse”.
Intanto il conflitto pesa sui mercati globali. Il petrolio ha superato i 100 dollari al barile tra i timori per la sicurezza dello stretto di Hormuz, mentre diverse borse internazionali hanno chiuso in calo. Sul piano umanitario la situazione resta critica.
Attacchi nel Golfo
La guerra continua a colpire anche i Paesi del Golfo. Esplosioni sono state segnalate a Doha e le sirene d’allarme sono risuonate a Manama, in Bahrein. Negli ultimi giorni Teheran ha lanciato oltre cento missili e più di centosettanta droni contro obiettivi nella regione, alcuni dei quali hanno colpito infrastrutture energetiche. Gli Emirati Arabi Uniti hanno ribadito di non voler partecipare ad operazioni militari contro l’Iran.
L’ambasciatore emiratino a Ginevra Jamal Al Musharakh ha dichiarato che “le nostre basi non sono state utilizzate per attaccare l’Iran e non parteciperemo ad alcun attacco dal nostro territorio”. Nel sud del Libano un bombardamento israeliano ha ucciso padre Pierre El Raii, parroco di Qlayaa.
Il sacerdote era intervenuto per soccorrere un parrocchiano ferito durante un primo raid ed è rimasto colpito in un secondo attacco. Save the Children denuncia che nei primi dieci giorni di guerra in Medio Oriente “quasi 300 bambini sono stati uccisi, più di uno ogni ora”, mentre centinaia di migliaia di persone sono state costrette a lasciare le proprie case, soprattutto in Libano.
Europa, Usa e diplomazia
L’Unione europea continua a chiedere una de-escalation. In una dichiarazione congiunta Antonio Costa e Ursula von der Leyen hanno affermato che Bruxelles è pronta a “facilitare il ritorno al tavolo dei negoziati”. Roberta Metsola ha definito gli attacchi contro i Paesi del Golfo “l’azione di un regime disperato” e ha assicurato che “la sicurezza di Cipro è la sicurezza dell’Ue”. In visita sull’isola, Emmanuel Macron ha ribadito che “quando Cipro viene attaccata è l’Europa ad essere attaccata”. Parigi prepara con i partner una missione navale “puramente difensiva” per riaprire lo stretto di Hormuz dopo la fase più intensa del conflitto.
Da Washington Marco Rubio ha indicato l’obiettivo militare americano: “Distruggere i missili”. Secondo Rubio “ogni giorno che passa il regime iraniano ha meno capacità di attacco”. Antonio Tajani ha ribadito la posizione italiana: “Non siamo in guerra con nessuno né intendiamo andare in guerra”.
Ha però confermato che i militari italiani in Kuwait restano “in sicurezza” e che la Farnesina continua a lavorare per una de-escalation diplomatica. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha replicato accusando Stati Uniti e Israele di voler colpire siti petroliferi e nucleari iraniani: “L’Iran è pienamente preparato. E anche noi abbiamo molte sorprese in serbo”.





