La Cina ha chiesto un rafforzamento delle misure di sicurezza per le navi che attraversano lo Stretto di Hormuz, preoccupata per l’aumento vertiginoso dei costi di spedizione e per il rischio crescente che la crisi in Medio Oriente paralizzi una delle rotte energetiche più cruciali al mondo.
La richiesta arriva in un momento in cui il traffico commerciale è di fatto bloccato: la presenza di navi militari iraniane e i messaggi radio che vietano il passaggio hanno reso lo stretto impraticabile per la maggior parte delle petroliere e dei cargo internazionali, costringendo molte imbarcazioni a fermarsi o a invertire la rotta.
Il blocco ha avuto un impatto immediato sui costi: i noli delle superpetroliere VLCC dirette verso l’Asia hanno raggiunto livelli record, con tariffe giornaliere più che raddoppiate nel giro di pochi giorni.
L’intensificarsi del conflitto tra Stati Uniti e Iran, unito alla minaccia iraniana di aprire il fuoco su qualsiasi nave tenti il passaggio, ha trasformato lo Stretto di Hormuz in un punto critico per l’intera economia globale.
Le compagnie assicurative hanno reagito sospendendo o limitando le coperture per il rischio di guerra, lasciando molte navi senza protezione e aggravando ulteriormente i costi operativi.
Alcuni operatori hanno introdotto sovrapprezzi significativi per le spedizioni da e verso il Golfo Persico, mentre altre compagnie hanno deviato le rotte verso aree considerate più sicure. Per Pechino, che dipende in larga parte dal petrolio proveniente dal Golfo, la situazione rappresenta una minaccia diretta alla stabilità energetica nazionale.
Le petroliere che attraversano lo stretto trasportano una quota rilevante del petrolio mondiale, principalmente verso l’Asia, e la chiusura di fatto del passaggio ha già contribuito a un’impennata dei prezzi del greggio.
La Cina teme che la crisi possa trasformarsi in un blocco prolungato delle supply chain globali, con effetti a cascata su energia, logistica e produzione industriale.





