In Italia la popolazione straniera si avvicina alla soglia dei sei milioni di persone e rappresenta una componente strutturale della società e dell’economia nazionale. È quanto si evince dal ‘31° Rapporto sulle migrazioni’ della Fondazione Ismu Ets (Iniziative e studi sulla multietnicità). Entrando nei dettagli, al 1° gennaio 2025 nel Paese sono presenti 5 milioni e 898mila cittadini stranieri, con un aumento di 143mila unità rispetto all’anno precedente.
I residenti sono 5 milioni e 371mila, mentre 188mila risultano soggiornanti regolari non ancora iscritti in anagrafe e circa 339mila si trovano in condizione di irregolarità. Il quadro delineato dal rapporto descrive un fenomeno stabile, con una crescita legata soprattutto ai processi di radicamento e alla presenza di famiglie e seconde generazioni.
I cittadini romeni restano la comunità più numerosa con oltre un milione di residenti, seguiti da albanesi e marocchini. Le prime dieci nazionalità concentrano quasi due terzi degli stranieri presenti sul territorio nazionale.
Dal punto di vista degli ingressi, nel 2025 gli arrivi via mare si attestano a 66mila unità, valore sostanzialmente invariato rispetto al 2024 (-0,5%). Dopo il picco registrato nel 2023, il numero degli sbarchi si mantiene quindi su livelli più contenuti.
In diminuzione invece gli ingressi via terra: alla frontiera italo-slovena si passa da circa 7.300 arrivi nel 2024 a circa 3.900 nei primi otto mesi del 2025. La rotta del Mediterraneo centrale continua tuttavia a presentare elevati livelli di rischio, con almeno 1.342 morti e dispersi registrati nel corso dell’anno.
Mercato del lavoro
Il rapporto evidenzia come l’immigrazione incida in modo diretto sul mercato del lavoro italiano. In un contesto caratterizzato dall’invecchiamento della popolazione e dalla riduzione della forza lavoro nazionale, la presenza straniera contribuisce al ricambio generazionale.
Il 77,5% degli stranieri residenti rientra nella fascia tra i 15 e i 64 anni, contro il 61,9% degli italiani. Nel 2024 le forze di lavoro straniere sono cresciute di oltre il 4% e rappresentano circa l’11% del totale. Nello stesso anno più di 133mila nuovi occupati erano cittadini stranieri.
La partecipazione si concentra soprattutto nei servizi personali e collettivi, nell’agricoltura, nel turismo e nelle costruzioni. Circa l’86% degli occupati stranieri svolge lavoro dipendente, mentre il restante 14% opera come lavoratore autonomo.
I dati sulle attivazioni contrattuali mostrano che un rapporto di lavoro su cinque ha riguardato lavoratori stranieri e oltre un terzo delle imprese italiane ha assunto almeno un dipendente non italiano.
Accanto al lavoro la presenza migratoria incide in modo crescente sul sistema educativo. Gli alunni con cittadinanza non italiana sono circa 930mila, pari all’11,6% della popolazione scolastica complessiva.
Vent’anni fa la quota era del 3,5%. Oltre il 60% degli studenti stranieri frequenta scuole del Nord Italia, con la Lombardia prima regione per numero di iscritti. Milano, Roma e Torino risultano le principali aree metropolitane per presenza studentesca.
Provenienze
Le provenienze riflettono la composizione della popolazione migrante: il 43% degli studenti ha origini europee, il 32% africane, circa il 20% asiatiche e l’8,5% latino-americane.
La crescita delle seconde generazioni emerge anche dall’aumento delle acquisizioni di cittadinanza italiana, che nel periodo 2015-2024 superano 1 milione e 600mila casi, con un contributo rilevante dei minori e dei giovani nati o cresciuti nel Paese.
Il rapporto segnala però la permanenza di divari educativi e occupazionali. Gli studenti con background migratorio presentano livelli di dispersione scolastica più elevati rispetto ai coetanei italiani e una minore presenza nei percorsi liceali.
Sul piano lavorativo, molti occupati stranieri risultano concentrati nelle professioni a bassa qualificazione e registrano livelli retributivi inferiori alla media nazionale.



