Davanti a un Congresso profondamente polarizzato e a un Paese che affronta un nuovo ciclo di sfide economiche e geopolitiche, il presidente USA, Donald Trump ha pronunciato il suo discorso sullo Stato dell’Unione del 2026, il primo del suo nuovo mandato.
Il presidente ha aperto il discorso rivendicando i risultati economici ottenuti nei primi mesi del suo ritorno alla Casa Bianca. Ha sottolineato la crescita dell’occupazione e ha annunciato un nuovo pacchetto di incentivi fiscali destinati alle piccole imprese e alla manifattura nazionale.
Trump ha insistito sulla necessità di “rafforzare la competitività americana” attraverso una combinazione di dazi mirati, revisione degli accordi commerciali e investimenti nelle infrastrutture energetiche. Uno dei passaggi più attesi ha riguardato l’immigrazione.
Il presidente ha ribadito l’intenzione di intensificare i controlli al confine meridionale e di accelerare le procedure di rimpatrio per chi non possiede documenti regolari. Ha inoltre chiesto al Congresso di approvare un nuovo pacchetto legislativo sulla sicurezza interna, presentato come “fondamentale per la stabilità del Paese”. Sul fronte internazionale, Trump ha delineato una linea di politica estera improntata alla deterrenza e alla rinegoziazione dei rapporti multilaterali.
Ha citato le tensioni in Medio Oriente, la competizione strategica con la Cina e la necessità di “un’alleanza atlantica più equa nei contributi e più efficace nelle azioni”. Il presidente ha inoltre annunciato un incremento selettivo delle spese per la difesa.
Trump ha accennato a una possibile revisione del sistema sanitario, con l’obiettivo di ridurre i costi per le famiglie e ampliare la concorrenza tra assicuratori. Ha inoltre promesso un piano di sostegno per gli anziani e per i veterani, definendolo “una priorità morale oltre che politica”. La platea ha reagito in modo diviso: applausi convinti dai banchi repubblicani, freddezza e alcuni momenti di silenzio dai democratici.



