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Trump valuta opzioni militari
Il presidente degli USA, Donald Trump

Iran, oltre 150 velivoli Usa tra Europa e Medio Oriente. Trump: “Vinceremmo facilmente”

Rubio informa il Congresso, Witkoff e Kushner valutano la risposta di Teheran. Giovedì nuovi colloqui a Ginevra, “ultimo tentativo” prima dell’attacco. Fonti militari parlano di finestra operativa limitata. Proteste negli atenei e quattro morti a Isfahan
mercoledì, 25 Febbraio 2026
2 minuti di lettura

Secondo fonti citate dalla stampa britannica, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump non ha ancora deciso se ordinare raid contro l’Iran. Il calendario corre verso il round negoziale di giovedì a Ginevra, descritto negli ambienti americani come l’ultimo tentativo per evitare un’azione militare. La valutazione finale dipenderà anche dal giudizio degli inviati speciali Steve Witkoff e Jared Kushner, incaricati di guidare i colloqui e di stabilire se Teheran stia negoziando seriamente o stia solo guadagnando tempo sul dossier nucleare. In caso di fallimento restano sul tavolo opzioni “limitate” per aumentare la pressione o, in uno scenario più ampio, un’operazione mirata a indebolire il regime.

A Washington il segretario di Stato Marco Rubio ha informato alla Casa Bianca i leader di Camera e Senato, inclusi i vertici delle commissioni intelligence, mentre si attende tramite Ali Larijani la risposta iraniana alla proposta americana. Trump ha ribadito che la decisione spetta solo a lui, bollando come “fake news” le notizie su presunte resistenze dei vertici militari e assicurando che, in caso di conflitto, gli Stati Uniti “vincerebbero facilmente”.

Forze in assetto

Dati di tracciamento e immagini satellitari indicano il trasferimento di oltre 150 velivoli verso basi in Europa e Medio Oriente dopo il secondo round negoziale. Più della metà è stata dislocata in Europa, fuori dalla portata immediata dei missili iraniani ma pronta all’impiego. Nella base giordana di Muwaffaq Salti sono stati individuati oltre 60 aerei, tra cui più di una dozzina di F 35. Altri assetti sono stati segnalati nel Regno Unito e nelle Azzorre. Parte delle piattaforme radar E 3G è stata rischierata nell’area.

Al largo dell’Oman operano gruppi navali con cacciatorpediniere armati di Tomahawk, le stesse armi impiegate contro siti nucleari iraniani lo scorso anno. Secondo valutazioni riportate dalla stampa internazionale, la finestra per un’eventuale operazione di ampia portata sarebbe limitata nel tempo anche per ragioni logistiche. La Casa Bianca continua a definire “un successo” il raid di giugno, pur ammettendo che Teheran potrebbe tentare di ricostruire capacità sensibili. La portavoce Karoline Leavitt ha ribadito che la priorità resta la diplomazia, ma che il presidente è pronto a usare la forza “se necessario”. “Gridano morte all’America, ditemi voi se è una minaccia”, ha dichiarato.

Frizioni e calcoli militari

Dietro le quinte emergono divergenze. Secondo indiscrezioni, il capo di Stato Maggiore congiunto, il generale Dan Caine, avrebbe avvertito sui rischi di un’operazione, citando carenze di munizioni e il sostegno limitato degli alleati. Trump ha respinto le ricostruzioni come “fake news”, sostenendo che le forze armate considerano un eventuale scontro “una vittoria facile”.

Fonti israeliane parlano di una finestra operativa di pochi giorni per un attacco ad alta intensità. Da Gerusalemme sarebbe inoltre partito un messaggio indiretto a Beirut: se Hezbollah intervenisse in un conflitto tra Stati Uniti e Iran, Israele colpirebbe duramente le infrastrutture libanesi. Intanto Reuters riferisce di un’intesa quasi conclusa tra Teheran e Pechino per l’acquisto di missili antinave supersonici CM 302, con gittata di circa 290 chilometri. L’eventuale acquisizione rafforzerebbe la capacità iraniana di minacciare unità navali nel Golfo, mentre gli Stati Uniti concentrano portaerei e gruppi d’attacco nell’area. Le Guardie della Rivoluzione hanno avviato esercitazioni sulle coste meridionali.

Pressioni interne in Iran

La tensione cresce anche sul fronte interno. Per il quarto giorno consecutivo si sono registrate proteste in diversi atenei, con slogan contro il sistema e richiami alla monarchia. Il governo ha riconosciuto il diritto degli studenti a manifestare, ma ha avvertito che “linee rosse” come il rispetto dei valori religiosi e della bandiera non devono essere superate. A Isfahan un elicottero militare si è schiantato su un mercato, causando quattro morti, tra cui i due piloti. È il secondo incidente aereo in meno di una settimana in un Paese che da anni fatica a mantenere efficiente una flotta colpita dalle sanzioni.

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