Un gruppo di attivisti per i diritti degli animali ha fatto irruzione nella Ridglan Farm, una delle più note strutture statunitensi dedicate all’allevamento di beagle destinati alla sperimentazione scientifica, scatenando un’ondata di reazioni politiche e mediatiche. L’azione, avvenuta nelle prime ore del mattino, è stata rivendicata da un collettivo che da anni denuncia le condizioni degli animali nei centri di ricerca. Gli attivisti, alcuni dei quali muniti di telecamere, hanno documentato l’interno della struttura prima dell’arrivo delle forze dell’ordine, sostenendo di aver trovato cani “in condizioni incompatibili con il benessere animale”.
Secondo la ricostruzione della polizia, il gruppo avrebbe forzato un ingresso laterale e raggiunto diverse aree dell’allevamento, filmando box, corridoi e sale di stabulazione. Non risultano danni significativi né feriti, ma alcuni attivisti sono stati fermati per violazione di proprietà privata. Le immagini diffuse sui social hanno rapidamente alimentato il dibattito pubblico, con migliaia di condivisioni e commenti che chiedono maggiore trasparenza sulle pratiche degli allevamenti destinati alla ricerca. Ridglan Farm, attraverso un comunicato, ha respinto le accuse definendo l’irruzione “un atto illegale e pericoloso” e ribadendo che la struttura opera “nel pieno rispetto delle normative federali sul trattamento degli animali da laboratorio”.
L’azienda ha inoltre denunciato che la diffusione di filmati non contestualizzati rischia di alimentare una percezione distorta del lavoro svolto. Le associazioni animaliste, invece, parlano di un’azione necessaria per “mostrare ciò che normalmente resta nascosto” e chiedono un intervento del Congresso per rivedere le leggi che regolano l’allevamento di animali destinati alla sperimentazione. L’episodio riaccende così una controversia che negli Stati Uniti si ripresenta ciclicamente: il difficile equilibrio tra ricerca scientifica, trasparenza e tutela del benessere animale.


