Singapore aumenterà in modo significativo la spesa dedicata alle politiche pro‑famiglia, con l’obiettivo di ridurre i costi dell’infanzia e invertire il declino del tasso di fertilità. Lo ha annunciato il primo ministro Lawrence Wong durante il National Day Rally, il discorso politico più importante dell’anno, definendo queste misure “uno dei migliori investimenti” che il Paese possa fare.
Le nuove politiche rappresentano uno dei cambiamenti più rilevanti degli ultimi anni e puntano a sostenere le famiglie in modo più diretto. Tra le misure annunciate figurano l’aumento dei giorni di congedo parentale per l’assistenza ai figli, modulato in base al numero di bambini, con il governo che coprirà interamente i costi invece di condividerli con i datori di lavoro. Verranno inoltre incrementati i fondi destinati ai conti per l’istruzione post‑secondaria dei figli e ridotte le tariffe dei servizi di childcare a tempo pieno nelle strutture sostenute dallo Stato.
Wong ha sottolineato che il governo assorbirà una quota molto più ampia dei costi legati all’infanzia e alla scuola materna, pur senza fornire una stima precisa dell’aumento della spesa pubblica. L’annuncio arriva in un momento critico: nel 2025, il tasso di fertilità totale di Singapore è sceso al minimo storico di 0,87, uno dei più bassi al mondo. Per affrontare la crisi demografica, il governo ha istituito un gruppo di lavoro inter‑agenzia guidato dalla ministra Indranee Rajah, incaricato di proporre soluzioni strutturali.
Il nuovo sistema di congedi rappresenta un cambiamento culturale oltre che amministrativo: più figli significano più giorni di permesso, un incentivo pensato per ridurre il peso economico e organizzativo sulle famiglie. Parallelamente, la riduzione delle rette nei centri per l’infanzia mira a rendere più accessibile un servizio considerato essenziale in una città‑stato dove il costo della vita è elevato e il lavoro a tempo pieno è la norma.





