L’industriale nigeriano Aliko Dangote, considerato uno degli imprenditori più influenti del continente africano, ha annunciato un ambizioso piano di investimenti che potrebbe raggiungere i 50 miliardi di dollari entro il 2030. L’obiettivo è rafforzare la presenza industriale del suo gruppo in diversi settori strategici, tra cui energia, manifattura, attività portuali ed estrazione mineraria.
L’annuncio è arrivato durante la cerimonia inaugurale della nuova raffineria Dangote East Africa, un progetto dal valore di 16 miliardi di dollari che sorgerà a Lamu, in Kenya. Secondo Dangote, questa nuova fase di investimenti rappresenta molto più di una semplice espansione aziendale: “si tratta di una visione economica che punta a modificare il ruolo dell’Africa nei mercati globali”.
Per decenni molti Paesi africani hanno basato una parte significativa delle proprie esportazioni sulla vendita di materie prime non lavorate. Minerali, petrolio, prodotti agricoli e altre risorse vengono spesso esportati all’estero per essere trasformati industrialmente e successivamente reimportati sotto forma di prodotti finiti. Un modello che, secondo numerosi economisti, limita la creazione di valore aggiunto e di occupazione qualificata all’interno del continente.
La strategia illustrata dall’imprenditore nigeriano mira invece a sviluppare una maggiore capacità produttiva locale. L’idea è quella di lavorare e trasformare le risorse direttamente in Africa, favorendo la nascita di filiere industriali complete e aumentando la competitività delle economie regionali. Un ruolo centrale sarà affidato anche alle infrastrutture. Porti, impianti energetici e stabilimenti produttivi sono considerati elementi essenziali per sostenere una crescita industriale stabile e ridurre la dipendenza da strutture esterne.
La nuova raffineria di Lamu rappresenta proprio uno dei tasselli più importanti di questa strategia, destinata a rafforzare la capacità di lavorazione energetica dell’Africa orientale. L’iniziativa riflette inoltre una richiesta sempre più diffusa tra governi e imprese africane: accrescere il controllo locale sulle ricchezze naturali del continente.





