Donald Trump torna a rivendicare la superiorità militare degli Stati Uniti sull’Iran e assicura che Teheran non riuscirà a dotarsi dell’arma atomica. “Li abbiamo annientati militarmente”, ha detto il presidente americano in un’intervista radiofonica concessa al suo ex avvocato Michael Cohen, mentre da Pechino arriva un nuovo richiamo alla via diplomatica: “Sanzioni e pressioni non favoriscono la soluzione della questione”.
“Stiamo andando molto bene con l’Iran”, ha affermato Trump, descrivendo un apparato militare iraniano profondamente indebolito. “La marina non c’è più, l’aeronautica non c’è più, la leadership non c’è più”, ha sostenuto il presidente, secondo cui Teheran conserva ancora missili e droni, ma dispone oggi di una capacità di ricostruzione “molto bassa rispetto a cinque mesi fa”.
Trump ha inoltre ribadito che rifarebbe “cento volte” le scelte militari compiute contro la Repubblica islamica. “L’ho fatto perché non possono avere l’arma nucleare e non l’avranno”, ha detto. La decapitazione dei vertici iraniani, ha aggiunto, avrebbe tuttavia prodotto anche un problema sul piano diplomatico, perché “nessuno sa chi sia al comando”.
Pechino contro la strategia americana
Le dichiarazioni arrivano mentre Washington prepara una nuova fase dello scontro con Teheran, spostando il baricentro dalla pressione militare a quella economica e minacciando misure anche contro i Paesi che continueranno ad aiutare l’Iran.
La Cina, uno dei principali interlocutori economici e diplomatici della Repubblica islamica, ha preso apertamente le distanze dalla strategia statunitense. “Le sanzioni e le pressioni non favoriscono la risoluzione della questione”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri Lin Jian, invitando “le parti interessate ad agire in modo responsabile e a cercare una soluzione attraverso mezzi politici e diplomatici”.
La presa di posizione di Pechino assume particolare rilievo dopo l’annuncio americano di voler estendere l’isolamento economico dell’Iran anche attraverso pressioni sui Paesi che mantengono rapporti con Teheran. È proprio su questo terreno che potrebbe ora concentrarsi lo scontro tra Washington e le potenze che non intendono aderire alla strategia americana.
Resta aperto il fronte militare
Nonostante Trump descriva l’Iran come sostanzialmente neutralizzato, lo stesso presidente riconosce che Teheran mantiene una dotazione di missili e droni. La tensione resta inoltre elevata attorno allo Stretto di Hormuz, sul quale nelle ultime ore il presidente americano ha continuato a rivendicare un controllo statunitense.
La nuova offensiva economica annunciata da Washington si innesta quindi su un confronto tutt’altro che concluso. Trump sostiene di aver già impedito all’Iran di trasformarsi in una potenza nucleare; Pechino avverte invece che un ulteriore inasprimento delle sanzioni rischia di allontanare, anziché favorire, una soluzione negoziata.





