Professore, lei da tempo insiste su un punto cruciale per la sanità pubblica: la gestione delle malattie infettive. Qual è la situazione attuale?
Si avverte con urgenza l’esigenza di una strategia di prevenzione per le malattie infettive. Esse, ormai, rappresentano, anche in Italia, la nuova frontiera delle problematiche sanitarie. Virus come Ebola, West Nile o la Dengue — che ha già registrato casi in Italia, di cui diversi contratti all’estero come alle Maldive — sono minacce concrete che fanno morire.
Di fronte a questa “nuova frontiera”, qual è l’ostacolo principale nel nostro sistema attuale?
Il problema cardine è la frammentazione. Queste emergenze non possono essere affrontate da un servizio sanitario italiano, diviso e gestito in modo differente da 21 regioni diverse. Le malattie infettive hanno bisogno di una strategia unica. Parliamo di un’emergenza che deve essere necessariamente centralizzata. Per una causa di emergenza nazionale, è forse diventato necessario sottrarre un po’ di potere alle regioni.
Qual è la sua proposta concreta per superare questo limite?
Una proposta politica intelligente e di forte impatto sarebbe quella di istituire un “Osservatorio Nazionale per le malattie infettive”, capace di coordinare gli interventi in modo univoco su tutto il territorio italiano.





