Il regista britannico John Irvin, autore di oltre 30 lungometraggi e figura di riferimento tra cinema, televisione e documentario, è morto l’11 agosto all’età di 86 anni, serenamente, nella casa della cognata nel Regno Unito, circondato dalla famiglia. Irvin era noto per una carriera di ampiezza rara: capace di passare da film d’azione come ‘Hamburger Hill’ e ‘Codice Magnum’ alla serie televisiva ‘Tinker Tailor Soldier Spy’, vincitrice del BAFTA e considerata uno dei migliori adattamenti di John Le Carré. “Non sono molti i registi che hanno diretto sia Fred Astaire che Patrick Swayze”, scriveva Roel Haanen nel 2021. “Ma John ci è riuscito…”.
Nato nel 1940 a Wallasey, nel Cheshire, Irvin crebbe in una famiglia segnata dalla guerra: il padre, ingegnere meccanico, servì nei Royal Engineers contribuendo alla costruzione dell’oleodotto Iran‑Iraq. John e il fratello gemello David frequentarono la Durham School, dove il futuro regista si distinse nel coro e praticò pugilato e canottaggio a livello agonistico. Irvin scelse di non andare all’università: insegnò latino per finanziare la London Film School, poi iniziò a lavorare per la British Movietone News.
Il suo primo film, ‘Gala Day’ (1963), fu finanziato dal BFI e acquistato dalla BBC. Nello stesso anno realizzò ‘Inheritance’, documentario sulla guerra d’Algeria narrato da Richard Burton, che gli valse il suo primo BAFTA, consegnato da Audrey Hepburn. Negli anni ’70 Irvin si affermò nella fiction televisiva con ‘The Nearly Man’ e ‘Hard Times’. Da lì iniziò una lunga collaborazione con Hollywood. Una carriera che ha attraversato generi, continenti e decenni, lasciando un’impronta indelebile nel cinema britannico e internazionale.


