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Iran, nel mirino anche basi Usa in Europa. La Nato: “Pronti ad affrontare qualsiasi minaccia”

Secondo il Financial Times, gli obiettivi sarebbero in Bulgaria e a Cipro. Intanto Washington sospende i colloqui e l’Iran avverteanche i Paesi del Golfo: “Aiutare gli Usa significa partecipare al conflitto”
giovedì, 20 Agosto 2026
2 minuti di lettura

L’Iran avrebbe valutato la possibilità di colpire obiettivi militari statunitensi in Europa nel caso in cui Donald Trump decidesse di intensificare il conflitto. È quanto ha riferito il Financial Times, citando due fonti interne al regime iraniano, mentre la Nato ha assicurato di essere pronta “ad affrontare qualsiasi minaccia”.

Tra i possibili obiettivi iraniani figurano installazioni in Bulgaria e a Cipro. Sofia ha autorizzato il mese scorso l’impiego della base aerea di Bezmer da parte di fino a otto aerei cisterna statunitensi, mentre il Regno Unito ha consentito agli Usa di utilizzare le proprie basi cipriote per operazioni difensive contro l’Iran. “Se gli Stati Uniti dovessero spingersi troppo oltre, l’Iran si difenderà a qualsiasi costo, estendendo le sue azioni oltre la regione e colpendo anche l’Europa”, ha affermato una delle fonti.

Teheran avrebbe inoltre studiato attacchi ai cavi sottomarini in fibra ottica nello Stretto di Hormuz. Le fonti citano come precedente l’attacco iraniano del mese scorso contro una base statunitense in Giordania, nel quale furono uccisi tre militari americani: secondo una di esse, fu anche “un messaggio all’Europa”. La Nato ha risposto ricordando che la propria capacità di deterrenza e difesa è “forte ed efficace”. Un funzionario dell’Alleanza ha richiamato le quattro intercettazioni, avvenute all’inizio dell’anno, di missili balistici iraniani diretti verso la Turchia.

La battaglia per Hormuz

Parallelamente continua il braccio di ferro sullo Stretto. Secondo dati Kpler citati dalla Cnn, nelle ultime due settimane oltre l’80% delle navi che hanno attraversato Hormuz ha utilizzato la rotta omanita, un corridoio autorizzato dall’Onu al quale Teheran si oppone. Un mese fa, sulla stessa rotta, il traffico era praticamente nullo. “Sembra sempre più che l’Iran abbia perso almeno parzialmente il controllo dello Stretto”, ha osservato Homayoun Falakshahi di Kpler. Il traffico resta tuttavia ridotto: martedì soltanto sei navi mercantili hanno attraversato Hormuz, contro nove il giorno precedente e una media di 11 nei precedenti dieci giorni.

La Casa Bianca, secondo la Cnn, ha intanto deciso di interrompere i colloqui con Teheran. Trump avrebbe chiesto al vicepresidente JD Vance e agli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner di sospendere il negoziato, puntando ora a una strategia di pressione graduale sull’Iran. Washington pretende il ripristino della piena libertà di navigazione e respinge qualsiasi ipotesi di pedaggi iraniani sulle imbarcazioni. Teheran mantiene però alta la pressione.

Il capo di Stato maggiore Ali Abdollahi ha avvertito i Paesi del Golfo che qualsiasi assistenza alle forze americane sarà considerata una partecipazione al conflitto. Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale, ha parlato invece della nascita di un “ordine post-americano nel Golfo Persico”. A rafforzare le capacità iraniane contribuirebbe anche Mosca: secondo Nbc News, che cita un documento di un governo europeo, la Russia avrebbe inviato almeno da luglio componenti per droni, munizioni e tritolo attraverso il Mar Caspio.

Nuova tensione in Siria

L’escalation investe anche la Siria. Damasco ha smentito l’esistenza di un accordo di sicurezza con Israele dopo il raid israeliano contro l’aeroporto militare di Abu al-Duhur, nella provincia di Idlib. Tel Aviv sostiene invece che la Siria stesse per violare uno status quo concordato consentendo il dispiegamento di truppe turche in una base vicino ad Aleppo. Ankara ha definito l’accusa “priva di fondamento”. L’Onu ha giudicato il raid israeliano “un’altra violazione molto preoccupante” dell’integrità territoriale siriana, mentre la Lega araba lo ha definito “provocatorio, ingiustificato e assolutamente inaccettabile”.

La morte di Hind Rajab

Sul fronte di Gaza, l’esercito israeliano ha annunciato l’apertura di due indagini penali. La prima riguarda la morte della piccola Hind Rajab, uccisa con alcuni familiari a Gaza City il 29 gennaio 2024 dopo essere rimasta intrappolata in un’auto e aver chiesto aiuto per telefono. Morirono anche due paramedici della Mezzaluna Rossa inviati a soccorrerla. La seconda inchiesta riguarda l’uccisione, il 23 marzo 2025 a Rafah, di 15 palestinesi appartenenti ai servizi di ambulanza, alla protezione civile e alle Nazioni Unite. Non saranno invece aperte indagini penali sull’attacco dell’aprile 2024 in cui morirono sette operatori di World Central Kitchen e su due episodi nei quali furono uccisi quattro membri di Medici senza frontiere.

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