Un’analisi del Center for Strategic and International Studies (CSIS) ha rivelato che le aziende appaltatrici del settore militare statunitense impiegheranno almeno tre anni per ricostituire le scorte di tre sistemi d’arma chiave — i missili da crociera Tomahawk e gli intercettori Patriot e THAAD — ampiamente utilizzati nella guerra con l’Iran. Il dato alimenta i timori di una potenza di fuoco limitata in caso di futuro conflitto con la Cina.
Il rapporto, fornito all’Associated Press, sottolinea che gli Stati Uniti dispongono di munizioni sufficienti per gestire la crisi iraniana, ma le scorte esaurite aprono una “finestra di vulnerabilità” nel Pacifico occidentale. La Cina, che punta a garantire la capacità di conquistare Taiwan entro il 2027, osserva con attenzione la situazione, mentre Xi Jinping ha avvertito che un errore di Washington nella gestione delle relazioni con l’isola potrebbe portare a uno scontro diretto.
L’amministrazione Trump ha accelerato la spesa militare, con una proposta di bilancio da 1.500 miliardi di dollari per il 2027, ma gli esperti avvertono che il problema non è il denaro, bensì il tempo necessario per espandere la capacità produttiva. “Ci vuole tempo per costruire questi sistemi complessi”, afferma il CSIS, stimando che il ripristino completo delle scorte di Tomahawk possa richiedere fino al 2030.
Raytheon e Lockheed Martin stanno investendo miliardi per aumentare la produzione, aprendo nuovi impianti in Alabama e Arizona. Tuttavia, la priorità data alle esigenze interne rispetto agli alleati ha rallentato le consegne internazionali.
Il Pentagono assicura che le forze armate “hanno tutto il necessario per agire nel momento e nel luogo scelti dal Presidente”, ma analisti indipendenti avvertono che la riduzione delle scorte rappresenta un rischio strategico.





