La Nuova Zelanda arriva alle elezioni generali con un risultato quanto mai incerto e un protagonista che domina la campagna più dei leader politici: il costo della vita. A tre giorni dal voto, i sondaggi non assegnano una maggioranza chiara a nessuno dei due schieramenti e il premier Christopher Luxon ammette che la partita potrebbe decidersi sul filo di lana.
La sfida tra Luxon e Hipkins
Il leader del National Party ha lanciato l’ultimo appello agli elettori chiedendo altri tre anni per completare il lavoro iniziato dal suo governo. Dall’altra parte Chris Hipkins punta a riportare il Labour alla guida del Paese e sostiene che soltanto un forte voto al suo partito possa garantire un cambio di governo. Ma la tradizionale sfida tra i due maggiori partiti è complicata dalla crescente attrazione esercitata dalle formazioni minori.
L’Opportunity Party, di orientamento centrista, potrebbe ritrovarsi nella posizione decisiva di ago della bilancia, rendendo difficili e potenzialmente lunghe le trattative per formare una nuova maggioranza. La partecipazione anticipata segnala intanto una forte mobilitazione. Dal 26 ottobre a martedì avevano già votato 1.250.057 cittadini, contro 1.007.928 nello stesso momento della campagna elettorale del 2023.
Economia e carovita al centro
A pesare sulle urne è soprattutto l’economia. Sebbene l’inflazione sia scesa rispetto ai picchi precedenti, benzina e spese quotidiane continuano a mettere sotto pressione i bilanci familiari. Un sondaggio Ipsos indica inflazione e costo della vita come la maggiore preoccupazione degli elettori, seguiti da sanità e ospedali, indicati dal 45%. I prezzi dei carburanti raggiungono il 31%, davanti all’economia nel suo complesso al 30%. Il Paese sta inoltre uscendo lentamente da una lunga fase di debolezza, con una crescita ancora contenuta e la disoccupazione salita al 5,7%, massimo degli ultimi undici anni.
ACT e New Zealand First hanno cercato di portare al centro del confronto anche l’immigrazione, senza però scalzare le questioni economiche. Il voto si trasforma così in un referendum sulla gestione della ripresa e sul potere d’acquisto delle famiglie. Con gli schieramenti quasi appaiati, saranno probabilmente gli ultimi indecisi e l’avanzata dei partiti minori a stabilire chi potrà governare Wellington.





