Quando assistiamo a scene ed episodi di violenza giovanile e alla facile perdita di controllo di ragazzi sempre più prigionieri dei social e dei richiami web, non sono fatti che accadono improvvisamente e che si possono attribuire a fenomeni estemporanei.
Anche quando non ci sono devastazioni di negozi e vetrine, lo spazio a lucide e oggettive istanze è limitato rispetto ai tanti luoghi comuni mutuati dalla politica adulta che abilmente e subdolamente si inserisce in malesseri che hanno ben lontane e diverse radici e genesi.
Di fronte a questo scenario socio-culturale con altrettanto «qualunquismo» si usa spesso dire che i ragazzi non hanno più i genitori alludendo al fatto che i genitori non assolvono più a doveri di educazione oppure che non c’è più la famiglia nel senso che la Famiglia non assolve più al compito di crescere armoniosamente ed eticamente i bambini creando un ambiente familiare ricco di equità, giustizia, diligenza ed attenzione agli altri.
Ma di cosa stiamo parlando?
Di valori cristiani, semplicemente, primo fra tutti il valore della Famiglia dalla quale discendono tutti gli elementi morali ed etici che dovrebbero permeare i giovani ed in prospettiva tutta la nostra comunità.
Valori che non dovrebbero rimanere confinati alle celebrazioni religiose o alle parole pronunciate nei momenti solenni ma dovrebbero tradursi nella quotidianità: in principi condivisi, nell’educazione dei figli.
La famiglia ha il compito di trasmettere alle generazioni un patrimonio di valori che nessuna ricchezza materiale può sostituire: il rispetto della persona, la coscienza morale, la responsabilità, la giustizia, la compassione e il senso del bene comune.
Sostenere tutto questo significa investire nel futuro e in una società più giusta e più equa.
Una politica che non riconosce, quindi, questo valore (della Famiglia) o lo riconosce solo a parole non sta investendo sul proprio futuro.
Ed arriviamo le dolenti note: non si può chiedere ai giovani di diventare genitori se non si offre loro la possibilità concreta di vivere dignitosamente, lavorare stabilmente e mantenere i propri figli.
Oggi costruire una famiglia è diventato, per molte giovani coppie, un percorso particolarmente difficile.
Il costo della vita, la precarietà lavorativa, gli stipendi spesso insufficienti, il peso degli affitti e dei mutui, la difficoltà di conciliare lavoro e vita familiare rappresentano ostacoli concreti alla possibilità di progettare il futuro.
Un accumulo di frustrazioni che degradano la quotidianità della Famiglia e il suo evolversi etico e morale.
Le istituzioni, quindi, hanno il dovere di assumersi questa responsabilità attraverso politiche familiari concrete e continuative: maggiore sostegno economico ai genitori, fiscalità più equa per le famiglie con figli, servizi per l’infanzia accessibili, asili nido sufficienti, tutela della maternità e della paternità, occupazione stabile e politiche abitative che consentano ai giovani di costruire una propria autonomia.
Anche alla luce dei principi cristiani, questo impegno assume un significato ancora più profondo, non si può chiedere alle famiglie di sostenere da sole una responsabilità che riguarda tutta la società.
La politica dovrebbe quindi superare la logica degli interventi occasionali, dei bonus temporanei e delle promesse legate alle singole stagioni elettorali, per costruire un progetto di lungo periodo.
La famiglia ha bisogno di certezze e serenità, non di annunci; di stabilità, non di misure provvisorie.
Una società che non investe nella famiglia rischia di indebolire le proprie fondamenta. E una politica che non sostiene concretamente la natalità finisce per trascurare una delle questioni più importanti per il proprio futuro.
Difendere la famiglia significa anche difendere il diritto dei giovani a immaginare un futuro, a costruire una casa, a diventare genitori e a crescere i propri figli con dignità e serenità.
Se non ce ne accorgiamo dovutamente e ci impegniamo seriamente in questi ambiti, non avremo più quella «famiglia» ed il degrado della società sarà ineludibile con effetti anche peggiori di quelli a cui abbiamo assistito in questi giorni.





