Una nuova ondata di attacchi informatici ha investito il settore della grande distribuzione in diversi Paesi europei. Belgio, Svezia, Estonia, Lussemburgo e Irlanda sono stati interessati da incursioni nei sistemi di gestione degli impianti frigoriferi, con temperature alterate da remoto e gravi conseguenze per la conservazione degli alimenti. Gli episodi riaprono interrogativi sulla vulnerabilità delle infrastrutture commerciali e sulla possibile esistenza di un’unica matrice operativa.
Le segnalazioni si sono moltiplicate nella giornata del 2 novembre. A differenza delle tradizionali operazioni criminali dirette contro archivi informatici, dati personali o sistemi di pagamento, questa volta il bersaglio è costituito dai dispositivi che regolano la refrigerazione di supermercati e punti vendita. L’accesso ai sistemi di controllo avrebbe consentito agli aggressori di modificare i parametri di funzionamento, provocando un rapido innalzamento delle temperature.
Sembrerebbe che il motivo tecnico principale per cui questi sistemi erano vulnerabili risieda nel fatto che molte di queste centraline termiche frigorifere erano collegate direttamente a Internet con indirizzi IP pubblici, senza essere protette da una rete VPN o da un firewall aziendale.
Le conseguenze sono tutt’altro che virtuali. La compromissione degli impianti mette a rischio prodotti freschi, surgelati e alimenti deperibili, imponendo in diversi casi lo smaltimento della merce e determinando perdite economiche per gli operatori.
Tra gli episodi più rilevanti figura quello irlandese, dove sarebbero stati coinvolti 13 supermercati della catena SuperValu. La società Musgrave, proprietaria del marchio, ha confermato un incidente informatico riconducibile a uno specifico modello di frigorifero.
In Estonia la situazione ha assunto contorni ancora più significativi. Secondo l’emittente pubblica ERR, gli aggressori sarebbero riusciti a intervenire sui sistemi di controllo di una grande catena commerciale, portando la temperatura di un congelatore fino a 50 gradi centigradi. Jann Mutso, amministratore delegato di Kitman Coldtech, ha inoltre riferito che il fenomeno ha interessato diversi marchi della distribuzione nel Paese.
Anche il Belgio registra un numero consistente di casi. Almeno 15 punti vendita Carrefour sono stati colpiti, come confermato dal portavoce Mich Vergauwen, che ha parlato di un attacco informatico. L’impatto sarebbe rimasto circoscritto rispetto alla rete complessiva di circa 700 supermercati. Anomalie sono state segnalate anche da Colruyt, in cinque strutture, e Intermarché, in una quindicina di punti vendita. Le due catene hanno confermato i malfunzionamenti senza attribuirli ufficialmente a un’incursione informatica. Segnalazioni analoghe sono arrivate anche dal Lussemburgo e dalla Svezia.
La sequenza attuale presenta significative analogie con quanto accaduto circa un mese fa in Francia e nei Paesi Bassi, dove diversi supermercati avevano registrato alterazioni anomale dei sistemi di refrigerazione. La ripetizione della tecnica, la distribuzione geografica degli episodi e la vicinanza temporale alimentano il sospetto di un’azione coordinata, anche se l’esistenza di una regia comune non risulta ancora dimostrata.
La particolarità di questi attacchi risiede soprattutto nella scelta degli obiettivi. Non vengono sottratte informazioni né bloccati direttamente i servizi digitali: si interviene sui sistemi informatici che governano infrastrutture fisiche, trasformando un accesso remoto in un danno materiale immediato.
La grande distribuzione, come altri settori strategici, dipende ormai da reti di controllo automatizzate e interconnesse. La loro compromissione può produrre conseguenze sulla catena alimentare, sulla continuità operativa e sulla sicurezza economica delle imprese.
Resta da chiarire chi stia conducendo queste operazioni, quale sia il movente e soprattutto se i precedenti episodi europei appartengano alla stessa campagna. Per ora, le analogie tecniche costituiscono un elemento d’indagine, non una prova definitiva di coordinamento. Ma il messaggio è evidente: anche un impianto frigorifero può diventare un bersaglio informatico e un punto di vulnerabilità dell’economia reale.





